Una donna fantastica: il nuovo film di Sebastián Lelio

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Cosa accomuna Sebastián Lelio e Pablo Larraìn? Si sa, sono due registi originari del Cile, nazione emergente nel panorama cinematografico, ma un altro elemento li unisce: entrambi hanno partecipato al nuovo film Una donna fantastica (Una mujer fantástica) (2017) in uscita in Italia il 19 ottobre. L’uno in veste di regista, l’altro in quella di produttore, entrambi sono fautori di uno stile inconfondibile e amato, che ha permesso ad Una donna fantastica di aggiudicarsi l’Orso d’argento per la Migliore Sceneggiatura al Festival di Berlino 2017.

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Don’t call me Nico

“Call me by my real name, Christa.”
Se una vita dovesse essere riassunta in una sola frase, quella di Christa Päffgen sarebbe questa. La riscopriamo in sala in questi giorni stanca, ruvida, consumata, ma finalmente uguale a se stessa nel ritratto che le dedica Susanna Nicchiarelli: Nico, 1988.

Se di lei sappiamo musicalmente quasi tutto, la storia di Christa/Nico con il cinema è, se possibile, ancora più travagliata e mai davvero compiuta: abbiamo provato a seguirne le tracce in un vorticoso viaggio lungo 50 anni e innumerevoli vite.

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La vittoria è secondaria, quel che conta è la gioia

Durante la terza edizione del BIFF – ovvero il British and Irish Film Festival – è stato proiettato in lingua originale, l’anteprima italiana di Shooting for Socrates. La proiezione è stata preceduta da un’ introduzione del regista stesso che raccontava della nascita del progetto del film e soprattutto di come è nata l’adorazione per Socrates, giocatore del Brasile. Continua a leggere “La vittoria è secondaria, quel che conta è la gioia”

Darren Aronofsky – Un viaggio nell’inquietudine

Sorprende come nell’ultimo film di Darren AronofskyMother! – manchino le tecniche da lui tanto amate come lo split screen o le carrellate di immagini dal taglio breve, inserite qua e là nella narrazione. Il regista usa queste tecniche figlie del cinema (post)moderno con un’indole del tutto nuova: infatti, se un regista come Michel Gondry in film quali Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004), L’arte del sogno (2006) o ancora Mood IndigoLa schiuma dei sogni (2013) usa lo split screen e altre relazioni visuali innovative per creare uno stretto legame confidenziale con lo spettatore e un’immersione in una realtà onirica e irreale fatta di sogni e desideri – il regista statunitense, invece, le usa per creare un climax ascendente nel percorso della visione. Continua a leggere “Darren Aronofsky – Un viaggio nell’inquietudine”

Stalker e Tarkovskij secondo Dylan Dog

Uno dei passatempi più amati e divertenti per chi, come me, è per metà cinefilo e per metà nerd, è trovare riferimenti cinematografici dentro a qualsiasi cosa. Dentro ai cartelloni pubblicitari, alle righe di un romanzo, ai fotogrammi di un film, alle tavole disegnate di un fumetto. Continua a leggere “Stalker e Tarkovskij secondo Dylan Dog”

“We’ve Seen Things”: visioni da un Futuro ormai arrivato

Sembra ormai passato tanto tempo da quando nel lontano 1982 faceva la sua comparsa un film che diede una visione del Futuro non esattamente idilliaca, in un periodo in cui il mantra era il sorridere, sperare ed essere ottimisti, sempre.

Un Futuro che inquietava, intristiva, deprimeva negli anni dell’edonismo, dell’ostentazione, della speranza a tutti i costi. Ci vide lontano Ridley Scott? Esaminando il nostro pianetucolo diciamo che in molte cose ha visto lungo, altre le ha forse esagerate un po’, ma in generale il quadro poco edificante messo in scena tre decadi fa si è avverato (sovraffollamento, inquinamento, le megalopoli invivibili che si possono “ammirare” in Oriente o nel Sud America esistono, mancano forse i Replicanti, o forse no) e si ha l’impressione che il peggio debba ancora arrivare.

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“La strada lunga un anno” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA STRADA LUNGA UN ANNO” (1958)

Non stupisce che La strada lunga un anno, l’ottavo film di Giuseppe De Santis venga considerato il suo capolavoro. A tutti gli effetti si tratta di un compendio del suo cinema, meglio, un perfezionamento di stile e poetica. Da una parte la storia “sovietica” di un paesino isolato dal mondo cui soltanto un’azione collettiva può ridare vita. Dall’altra immagini e musica di respiro hollywoodiano. Nel mezzo l’overacting brechtiano degli attori come già in Non c’è pace tra gli ulivi ma calibrato con maggiore consapevolezza. Insieme western, melodramma e racconto civile. Un’opera che De Santis inseguiva da quattro anni e che è stata possibile solamente grazie a finanziamenti jugoslavi. Girato in Istria ma ambientato in quella campagna che il regista non ha mai smesso di raccontare. Del film con Raf Vallone si è già detto e ancora si dirà, però non va dimenticato quel Giorni d’amore che sembra invece scomparso dai libri di storia e nemmeno Uomini e lupi seppure localizzato in Abruzzo.

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