Quante volte hai cliccato sulla categoria “gay” di YouPorn?

Desolata di deludervi, ma non è un vero questionario sui vostri gusti sessuali multimediali. La vera domanda è un’altra: ma James Franco è gay o non è gay? Ma prima di ogni cosa, perché ci interessiamo fino a tale punto di cosa avviene nel letto e animo altrui?

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La Corea alla conquista del West

Parigi, la città dove “si può trovare la bellezza ad ogni angolo”, dicevano gli slogan delle manifestazione anni ’60. Ad ogni angolo si può trovare una galleria d’arte o un museo, dove sicuramente – nascosta dietro una teca di vetro – si trova l’opera più bella che possiate immaginare. Proprio girando gli angoli, non quadrati come a Torino, sono inciampata e ho scoperto un piccolo angolo di Corea in questa stupenda città: il Festival du Film Coréen à Paris (FFCP).

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Cinema e tennis, amore all’improvviso?

Il cinema ha sempre faticato a raccontare “degnamente” lo sport, quale che fosse la disciplina prescelta: ci sono molti film su personaggi, veri o immaginari, ma in pochissimi casi le gesta sportive sono state degne dello spettacolo dal vivo… Ci sono sport più adatti (la boxe, dicono in molti), altri più complessi da rendere (il calcio, opinione diffusa), e altri quasi ignorati nonostante un elevato numero di appassionati in tutto il mondo. Quali? Il tennis, per esempio. Almeno fino all’anno domini 2017.

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Manifesto e marionette

La scorsa settimana, sugli schermi delle sale cinematografiche torinesi, tredici Cate Blanchett hanno dato voce a Marx, Tzara, Breton, Marinetti, Fontana, Von Trier e ad altri artisti e pensatori del Novecento. Mi sto riferendo a Manifesto, il film evento scritto, diretto e prodotto nel 2015 da Julian Rosefeldt, acclamato regista e video artista tedesco. Continua a leggere “Manifesto e marionette”

“La garçonnière” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA GARÇONNIERE” (1960)

Il nono film di Giuseppe De Santis esce in una stagione, il 1960, che vede spopolare la trinità del nostro cinema post-neorealista: Rocco e i suoi fratelli di Visconti, L’avventura di Antonioni e La dolce vita di Fellini. Luca Bandirali, nell’analizzare la pellicola per un libro collettaneo del 2007, osserva come «la differenza profonda con il cinema coevo» stia «nella lucidità dell’assunto ideologico e nella chiarezza d’intenti» e come, di fatto, l’autore tenda alla denuncia rispetto alla vicenda raccontata laddove i suoi colleghi partecipano la crisi dei rispettivi personaggi. «Il mondo narrativo desantesiano – prosegue lo studioso – è diviso fin dalle origini in classi; gli umili e gli oppressi, in questo mondo, rappresentano la forza storica del cambiamento; la borghesia cittadina de La garçonnièrie rappresenta, al contrario, un gruppo sociale regressivo, malato, decadente». Nell’esplicitazione di questo conflitto si trova il reale scarto.
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2° Dong Film Fest: guida a un percorso tra i film

Dal 27 al 29 ottobre, presso il cinema Massimo, torna Dong Film Fest, dedicato al cinema cinese indipendente. Giunti al secondo anno di attività, eventi come questo spesso faticano a trovare un’identità, combattuti tra la cautela e l’ambizione. Scegliere di dedicarsi esclusivamente a produzioni del genere ha le sue peculiari difficoltà. E se non trovo bei film per il concorso? E se poi non vengono capiti? Se l’intenzione del festival non è chiara? Si sa, la paura è gemella del desiderio. Così come non è semplice trovare un percorso coerente e interessante basandosi su una avventurosa ricerca nei festival internazionali, da Rotterdam a Berlino. Chi non sa come funziona, può immaginarlo! Ma per l’edizione alle porte si è creduto di individuare almeno una linea comune nella scoperta della provincia da parte di una generazione di autori nati in città. In particolare, tre film in programma si soffermano sul controverso tema del ritorno alle campagne.

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Viaggio nel Cinema di Almodóvar: Julieta

Un drappo di seta rossa che si alza e si abbassa a intervalli regolari, vibra, respira. È il rosso dell’abito della protagonista, ma anche della passione bruciante, del sangue, della colpa, del sipario a teatro, della tragedia greca che ispira da sempre il regista, Pedro Almodóvar, e che la protagonista tanto ama. Un nome, Julieta, e un primo piano ravvicinato (soluzione stilistica particolarmente amata dal regista) che lo associa immediatamente ad un volto.  Una statuetta di terracotta che raffigura un uomo seduto, senza braccia, il volto scomposto come in un’opera di Picasso. E poi lettere, articoli di giornale, libri, poster alle pareti, un mucchio di carta stampata che soffoca la vita di Julieta (Emma Suárez), una donna sulla cinquantina pronta a lasciarsi alle spalle la sua vita a Madrid per raggiungere il Portogallo insieme al compagno Lorenzo (Darío Grandinetti). C’è un breve dialogo tra i due, poi si stringono. Lui: “Grazie per non lasciarmi a invecchiare solo”, e lei: “Sei tu che non lasci sola me”.

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