Un altro Natale: quattro cortometraggi europei

di Alessandro Arpa

Una poltrona per due, il remake del ’94 di Miracolo nella 34a strada con una Mara Wilson simpatica come poche (e penso a Shirley Temple…), Mamma, ho perso l’aereo per essere allucinati ancora una volta dall’eccellente Macaulay Culkin, maestro degli stati alterati. Se tutto va bene, questi dovrebbero essere i maggiori scogli natalizi, sempre che, per riempire i palinsesti, i maggiori canali della televisione italiana non vogliano riproporre per la millesima volta Titanic, anche a Natale, spinti da uno slancio avanguardista tinto di sadismo. Però nonostante tutto questo, esistono anche bei film.

Un esempio potrebbe essere Kammesjukjul (Pal Christmas) di Nils Mamlros, un cortometraggio del 1978 realizzato per la televisione danese. Il protagonista è il piccolo Mads intenzionato ad organizzare una festa di natale nella sua cantina. Gli invitati sono pochi amici ed il nipote del suo maestro di scuola. Una cena frugale a base di cookies e soda con un albero di natale imperfetto abbellito da bandierine sovietiche (perché così è solito fare in Svezia dice Mads) e, infine, dei regali inusuali da scambiare come una mattonella presa in un cantiere, una ghirlanda rubata in un supermarket o un glockenspiel. Sembrerebbe la peggiore festa di sempre ma non è esattamente così. Il candore dei bambini, la sincerità dei loro sorrisi e la gioia del piccolo Mads sono l’emblema di un’innocenza persa nel tempo, calpestata nel cinema dai vari bimbi prodigio, sì talentuosi ma falsificatori di sentimenti. Un lavoro sorretto da una dimenticata sensibilità.

Pal Christmas

I volti dei bambini assumono un valore determinante non solo nell’opera di Mamlros ma anche in altri due lavori altrettanto interessanti: Christmas di Ruslaw Fedotow e Aleksandra Kulak del 2014 e Un alt Crăciun (Another Christmas, 2012) di Tudor Giurgiu. Il primo titolo citato è quello di un cortometraggio russo in cui viene mostrata una povera famiglia di pescatori georgiana durante il giorno di natale. Cos’è per loro il natale? È la fatica di sempre, è un giorno come gli altri: i bambini giocano con la carriola o rincorrendo i buoi, la madre cucina per la famiglia e stende il bucato mentre agli uomini spetta la pesca. La famiglia abita un territorio impervio, composto di vuoti. È come se le conseguenze del bieco consumismo occidentale avessero bombardato quell’area. Non vi è nulla, non si scorgono speranze. Nei visi dimessi, sporchi e scompigliati dei bambini si scorge un tenue brillio di sofferta gioia. Christmas di Fedotow è un piccolo gioiello, la testimonianza di come si possa vivere con quel poco che si ha, in una sorta di regressione panica.

Un alt Crăciun, invece, riesce in soli 15’ a raccontare l’infelicità del piccolo Mircea. Il desiderio del bambino sarebbe quello di avere i genitori a casa almeno il giorno di natale, dopo un anno passato in Italia per lavoro. Per un anno intero, Mircea ha vissuto con la nonna, unico punto di riferimento insieme a quella macchinina che è il solo ricordo di un’infanzia felice. Il tempo allontana le persone e la frattura familiare è resa al meglio nella scena della cena in cui i genitori siedono al tavolo con gli amici mentre Mircea e la nonna occupano un piccolo e scomodo angolo del divano. L’emarginazione visiva evidenzia le differenti pulsioni dei personaggi. Mircea prova ancora dei sentimenti e stringe a sé il vecchio giocattolo come simulacro di una passata felicità mentre i genitori parlano solo di beghe lavorative e dell’Italia, la nazione dei sogni: offrono ai commensali un vino italiano, sono eccitati come bambini quando scartano un regalo comprato nel “malconcio stivale”. Un dramma è il natale per il povero Mircea. Ma forse, il prossimo anno, i genitori lo porteranno con loro in Italia. Basterà a renderlo felice?

La melanconia dei film precedenti è azzerata in Inventário de Natal del 2000 di Miguel Gomes. Presentata come “a musical comedy”, l’opera del regista portoghese si compone di una partitura casuale creata dalle musichette dei giocattoli, dal tintinnio dei piatti a tavola e dal vociare dei commensali. Ambientato nella metà degli anni Ottanta, Gomes spia una famiglia portoghese riunita a casa dei nonni per festeggiare il natale. Più generazioni si scontrano. Da una parte ci sono i nonni, custodi di una tradizione antica, dall’altra i nipoti. Spiderman che scalcia contro una statuina del presepio è l’immagine più efficace e che rende egregiamente il gap generazionale. I figli sono, invece, i giudici morigerati che fanno da ponte. Quello di Gomes è un cortometraggio affascinante che, tra l’altro, contrappone la tradizione religiosa del presepio ai simboli pagano-consumistici della carta da regalo e dei coloratissimi giocattoli per bambini.

 5-inventario-de-natal

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