“La strada lunga un anno” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA STRADA LUNGA UN ANNO” (1958)

Non stupisce che La strada lunga un anno, l’ottavo film di Giuseppe De Santis venga considerato il suo capolavoro. A tutti gli effetti si tratta di un compendio del suo cinema, meglio, un perfezionamento di stile e poetica. Da una parte la storia “sovietica” di un paesino isolato dal mondo cui soltanto un’azione collettiva può ridare vita. Dall’altra immagini e musica di respiro hollywoodiano. Nel mezzo l’overacting brechtiano degli attori come già in Non c’è pace tra gli ulivi ma calibrato con maggiore consapevolezza. Insieme western, melodramma e racconto civile. Un’opera che De Santis inseguiva da quattro anni e che è stata possibile solamente grazie a finanziamenti jugoslavi. Girato in Istria ma ambientato in quella campagna che il regista non ha mai smesso di raccontare. Del film con Raf Vallone si è già detto e ancora si dirà, però non va dimenticato quel Giorni d’amore che sembra invece scomparso dai libri di storia e nemmeno Uomini e lupi seppure localizzato in Abruzzo.

L’inizio parla da solo: un uomo di nome Chiacchiera (interpretato da Massimo Girotti) torna nel paese natale dopo molto peregrinare. Come quando la sua voce introdusse i pastori tra gli uliveti, qui l’autore mette se stesso di fronte a una realtà drammatica che prenderà presto vita propria. Una lezione che il Nostro ha senz’altro appreso dai Duvivier e dai Vidor degli anni Trenta e che fa buon gioco non solo al desiderio di denuncia ma soprattutto alla necessità di compassione. Una sensibilità che nel cinema italiano coevo trova forse similitudini soltanto nel populismo di Pietro Germi, il quale aveva comunque intuito prima e meglio le trasformazioni sociali della classe operaia e perciò si era guadagnato la bile della critica marxista nazionale (Aristarco e Barbaro in primis) nonostante le grazie del pubblico internazionale. Per l’autore de La strada lungo un anno è esattamente l’opposto e ciò non deve stupire: la disillusione di Germi contro l’utopia di De Santis. Ai posteri…

Tra i collaboratori alla sceneggiatura – oltre i soliti Guerra-Petri-Puccini – spicca il giornalista Maurizio Ferrara, commentatore politico dell’Unità e segretario particolare di Palmiro Togliatti. Una garanzia di comunismo, se vogliamo, in un progetto che coinvolge persino il poeta Mario Socrate. Le intenzioni sono perciò chiare, così come le motivazioni del negato finanziamento italiano al film. Viene infatti messo alla berlina l’immobilismo delle istituzioni (che non intendono pagare la costruzione di una necessaria strada verso il mare) e delle autorità costituite (reattive solamente in senso castrante e deboli di fronte al ricatto delle donne che minacciano l’emigrazione). Non esiste dialogo, quindi, tra la classe dominante e i cittadini, i quali devono agire autonomamente per ottenere ciò che agli occhi di tutti è utile e giusto. Un racconto di solidarietà e lotta contro il potente, tenuto unito dall’utopia di cui sopra e culminante nel rinsavimento umanitario del sindaco.

Nonostante la scarsa attenzione critica ricevuta, La strada lunga un anno si presenta come un film-cardine della storia del nostro cinema. Certamente si tratta di un’opera fondamentale per comprendere gli sviluppi della seguente narrativa civile e ovviamente di molto lavoro dello stesso Elio Petri. Non sono forse i ricchi desantisiani premessa dei notabili di A ciascuno il suo? Ma figlie degeneri di questa pellicola potrebbero essere anche certe frontiere (più Damiani che Leone). Infine solo una parola sugli attori: impossibile non lodare le prove di un Massimo Girotti (già in Caccia tragica) spogliato dal canone e di una Eleonora Rossi Drago uscita da un decennio di scelte coraggiose come Persiane chiuse e La tratta delle bianche di Comencini e prossima a Estate violenta di Zurlini e Un maledetto imbroglio di Germi. A conferma di quanto si è detto altrove sulla notevole reputazione di De Santis tra i migliori interpreti dell’epoca e sul suo talento nell’utilizzarli.


Nel 2017 ricorrono i 100 anni dalla nascita e i 20 dalla morte di Giuseppe De Santis.

PUNTATE PRECEDENTI:

1- CACCIA TRAGICA
2- RISO AMARO
3- NON C’È PACE TRA GLI ULIVI
4- ROMA ORE 11
5- UN MARITO PER ANNA ZACCHEO
6- GIORNI D’AMORE
7- UOMINI E LUPI

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