Stalker e Tarkovskij secondo Dylan Dog

Uno dei passatempi più amati e divertenti per chi, come me, è per metà cinefilo e per metà nerd, è trovare riferimenti cinematografici dentro a qualsiasi cosa. Dentro ai cartelloni pubblicitari, alle righe di un romanzo, ai fotogrammi di un film, alle tavole disegnate di un fumetto.

E se il fumetto è Dylan Dog, il divertimento è assicurato. Sotto l’albero dello scorso Natale ho trovato Zed, l’albo numero 84, insieme al DVD di Stalker di Andrej Tarkovskij. Giusto il tempo di scartare il pacchetto ed è subito partita la caccia alle citazioni.

 

Chi legge Dylan Dog si immerge in un universo dove regna il paranormale, e con lui anche gli omaggi ai titoli del grande schermo. Lo stesso indagatore dell’incubo è una citazione: le sue sembianze sono ispirate a quelle del Rupert Everett di Another Country – La scelta. Il suo appartamento non si trova per caso al numero 7 di Craven Road, è lì per omaggiare Wes Craven, creatore della celebre serie Nightmare e dell’ancor più celebre personaggio di Freddy Krueger, ed il suo sarcastico assistente non è nient’altro che la copia sputata di Groucho Marx, da cui prende sia l’immagine che il nome (e anche l’umorismo). Non mi sono, quindi, stupita quando mi sono accorta che Zed è un campo minato di riferimenti a Stalker.

Il film di Andrej Tarkovskij mostra il lento e profondo viaggio catartico compiuto da tre uomini, lo Scrittore, il Professore e lo Stalker, all’interno della Zona, un territorio immerso in un’atmosfera da apocalisse post-atomica dove le normali leggi fisiche sono state stravolte per la caduta di un meteorite. Si vocifera che vi si possa trovare una stanza capace di esaudire i desideri più intimi e segreti, ed è per questo che l’intero perimetro è recintato e protetto dall’esercito. L’obiettivo dello Scrittore e del Professore è di raggiungere quella stanza, e per riuscirci ingaggiano lo Stalker, una guida clandestina esperta del territorio. Il numero 84 di Dylan Dog, partorito dalla mente di Tiziano Sclavi e dalla mano di Bruno Brindisi, segue la disperata ricerca dell’indagatore dell’incubo della sua ragazza, Joey MacFarris, che si è rifugiata a Zed, una sorta di mondo parallelo, uno Shangri-La che si nasconde dietro un muro di Londra sorvegliato e difeso dai corpi militari, per cominciare una nuova vita. Per accedere a Zed, Dylan Dog ha bisogno del supporto di Scout, un medium — come lui stesso si definisce — in grado di accedere e di spostarsi nelle varie dimensioni della “Zona” («Zed… è così che si chiama la Zona, dunque…», pensa Dylan Dog a pagina 36). Nel film di Tarkovskij, chi viene guidato dallo Stalker deve seguire fedelmente le sue istruzioni per sopravvivere all’interno della Zona. A Zed, Dylan Dog deve camminare sulle orme di Scout «senza deviare di un millimetro» se non vuole finire tra le fauci dei Morlock, giganti mostruosi presi in prestito da La macchina del tempo di Herbert G. Wells. Non ci sono dubbi sul fatto che Sclavi abbia preso palesemente spunto da Stalker: Zed è la Zona e Scout è lo Stalker. L’autore, però, non si è semplicemente accontentato di omaggiare — quasi di plagiare, azzarderei — gli elementi “di superficie” (la storia, l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi…), ma ha voluto riproporre anche gli aspetti più profondi della morale dell’emblematico viaggio. Nel paradiso-inferno di Zed, gli apatici Eloi, che ingrassano a furia di riempirsi di frutta per rendersi più appetitosi al palato dei Morlock, sono i rappresentanti dell’uomo che abbandona il sentiero, che si perde e che rischia di non riuscire a sopravvivere. «Noi ci siamo macchiati del più grave dei peccati: la rassegnazione… […] Li combatteremo!», avanza un Eloi a pagina 75-76, risvegliato dall’incanto (e dall’inganno). Un compagno espone le sue insicurezze e lui, prontamente, ribatte: «Non è follia, è vita!». Il regista russo, in un’intervista recuperabile nel suo libro Scolpire il tempo (edito da UBULibri), afferma: «Mi hanno sovente domandato cos’è la Zona, che cosa simboleggia […]. La Zona è la vita: attraversandola l’uomo o si spezza o resiste. Se l’uomo resisterà dipende dal suo sentimento, dalla sua capacità di distinguere il fondamentale dal passeggero».
Trovate delle somiglianze?

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