La Corea alla conquista del West

Parigi, la città dove “si può trovare la bellezza ad ogni angolo”, dicevano gli slogan delle manifestazione anni ’60. Ad ogni angolo si può trovare una galleria d’arte o un museo, dove sicuramente – nascosta dietro una teca di vetro – si trova l’opera più bella che possiate immaginare. Proprio girando gli angoli, non quadrati come a Torino, sono inciampata e ho scoperto un piccolo angolo di Corea in questa stupenda città: il Festival du Film Coréen à Paris (FFCP).

Il Festival ha compiuto già il suo dodicesimo compleanno, ma è nato come iniziativa spontanea di alcuni amanti della cinematografia asiatica e coreana in particolare. Il tentativo di questa manifestazione cinematografica è quello di portare il vero cinema coreano sotto gli occhi pregiudizievoli della maggior parte del pubblico occidentale europeo, che rivolge a questo cinema il pregiudizio di produrre esclusivamente cinema d’azione (spesso ritenuto esagerato dagli effetti speciali) o cinema d’animazione (in quanto la distinzione tra Giappone, Cina e Corea non è scontata per lo spettatore medio e non cinefilo).

La strategia fondamentale del Festival, ancor prima dell’offerta filmica proposta, è quella di creare una partnership non solo locale, ma al contrario di rafforzare un mélange culturale e artistico tra Francia e Corea del Sud. In particolar modo nella sezione Shortcuts, divisa in tre giornate di proiezione e avente 342 iscritti con più di 100 ore di film, permette di conoscere gli artisti emergenti grazie alla collaborazione di accademie e scuole di arti grafiche coreane.

La Korea Academy of Film Arts, la Korea University of Arts e la Korea Independent Animation Filmmakers Association permettono un ricambio annuale di giovani artisti propensi a raccontare gli originali non-eroi del vivere quotidiano. Poca animazione tra i cortometraggi e tanto realismo di strada che permette una visione dei vecchi e nuovi valori della società Coreana: Break of day (18’41”, 2017) di Kim Kyoungju, film vincitore della sezione Shortcuts, affronta l’amara realtà delle leggi sull’aborto in sud Corea e lo fa attraverso un tenace e virtuoso realismo della giovane regista.

Il FFCP non vuole solo presentare il cinema odierno coreano, ma permette al grande pubblico di scoprire i grandi classici del Paese asiatico. Grazie alla collaborazione con il Korea Film Archive, ogni anno viene presentata una retrospettiva su un genere o un regista in particolare, quest’anno viene proposta quella sulla commedia coreana che ha portato in sala alcuni dei lavori del regista Shim Wu-seobThe Male Beauty Artist (1968)The Man who was Crushed to Death by Money (1971), sono solo due dei grandi cult proiettati.

Oggi giorno la cultura asiatica straripa in tutti i nostri rituali sociali, dal sushi al cinema d’animazione made in Japan, e anche il cinema ne è ormai fortemente impregnato. Non a caso anche Torino si tinge il volto con un la terra d’Oriente, diventando la città-sede della seconda edizione del Dong Film Festival (che vede al suo centro la Cina e non la Corea). Tutta questa “moda asiatica” ha decisamente confuso le idee a molti, ma grazie ai Festival come FFCP si possono scoprire le nuove realtà, politiche e sociali, del Paese asiatico meno conosciuto dal punto di vista cinematografico:  la Corea… del Sud ovviamente.

 

 

 

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Autore: CamillaLasiu

Naturalizzata Sarda, mi sono diplomata al Liceo Classico De Castro della città di Oristano. Partita alla volta di Torino, ho conseguito il titolo di Laurea Triennale in Dams-Cinema. Attualmente sono iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Cinema e Media all'università di Torino e per sei mesi vivrò l'esperienza Erasmus a Parigi, presso la facoltà della Paris8 Vincennes Saint-Denis.

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