TFF35: Zombie e redenzione nella 35esima edizione

After Hours è la sezione, all’interno della 35esima edizione del Torino Film Festival, che potremmo definire di genere, horror ma anche splatter,  con film che farebbero invidia a Quentin Tarantino. Il primo da nominare è Les Affamés di Robin Aubert. Il film è costruito attorno ad una trama classica sull’apocalisse zombie: personaggi con un passato poco caratterizzato che fuggono da una cittadina, in questo caso canadese. Il contagio avviene sempre tramite un morso, ma si manifesta come una malattia: dopo qualche giorno di incubazione infatti, il contagiato comincia ad avvertire mal di testa e nausea e solo dopo qualche altro giorno di agonia si paleserà l’infezione.

Sono gli zombie ad avere una caratterizzazione diversa: hanno una certa sensibilità e  conservano un’ intelligenza tale  che li porta a creare dei feticci, accumulando sedie e altri oggetti.  Questi oggetti accatastati insieme con forme piramidali, vengono posti al centro di grandi campi. Probabile la citazione del film The wickerman (1973) di Anthony Shaffer con un dettaglio in più: gli zombie intenti a pregare questi idoli entrano in una sorta di trance che li sconnette dal mondo che li circonda, tanto da non accorgersi della fuga delle loro vittime preferite.

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Un altro particolare dettaglio da analizzare appartiene al film The cured ambientato in Irlanda, con l’acclamata Ellen Page. Qui la città ha già subito il contagio degli zombie e si è anche arrivati a creare un sistema di controllo militaresco con grandi strutture di massima sicurezza per gli infetti. Ma la notizia scioccante è che si è anche trovata una cura!  Una cura che gradualmente guarisce dalla sindrome zombie: un percorso lento e difficile che gli infetti seguono in delle strutture specializzate. Ma questa sorta di guarigione non annulla del tutto il contagio, o meglio, rimangono pregressi  nel malato i ricordi del morso e della sua vita da zombie, inclusa la memoria delle vittime che lui stesso ha contagiato.

È il caso del nostro protagonista che non riesce a cacciare via i ricordi che hanno distrutto la sua esistenza. Qui l’apocalisse zombie è  una metafora: l’uomo moderno è in grado di salvarsi da qualsiasi cosa grazie a grandi scoperte scientifiche e potenti armi di distruzione di massa. Ma non può salvarsi da se stesso.

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Autore: GiorgiaLodato

Studentessa di cinema e appassionata di commedia all'italiana e cinema postmoderno.

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