“Un apprezzato professionista di sicuro avvenire”(1972) di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “UN APPREZZATO PROFESSIONISTA DI SICURO AVVENIRE” (1972)

L’ultimo film di Giuseppe De Santis, Un apprezzato professionista di sicuro avvenire, è già tutto nel programmatico titolo: un thriller giudiziario, una commedia di costume, un’opera necessariamente sopra le righe. Sì perché il regista la realizza dopo otto anni di forzata inattività, ideandola e producendola con la preziosa collaborazione dello sceneggiatore Giorgio Salvioni, gettandovi dentro se stesso. In questa storia di un arrivista con un delitto sulla coscienza si sente infatti la voglia di fare film ripartendo dal basso, dallo sguardo sul mondo e al tempo stesso dallo sguardo sul cinema quando, secondo il dizionario Mereghetti, «cerca di adeguarsi ai mutati gusti del pubblico». Il volto di Lino Capolicchio lanciato da Il giardino dei Finzi-Contini (1970) di De Sica, il corpo di Femi Benussi, la sicurezza di interpreti come Andrea Checchi e Riccardo Cucciolla e l’intuito per le derive grottesche della narrazione contemporanea fanno buon gioco al colpo di coda del Nostro.

L’apprezzato professionista è Vincenzo Arduini, avvocato e assessore in procinto di candidarsi alla poltrona di sindaco, sposato con la bella figlia di un industriale con le mani in pasta ovunque, un conflitto di interessi ambulante e senza scrupoli, figlio di tranviere socialista disilluso e amico di un giovane prete. Ma il protagonista ha un problema: è impotente. E il suocero non glielo perdonerebbe. Così il soggetto impenna quando la necessità di un erede si fa conflitto. Qui entra in scena il mestiere di Salvioni, già sodale di Lattuada e Monicelli, che costruisce un elegante gioco a incastro temporale, in cui i flashback mostrano di volta in volta i risvolti di una tragedia la cui sostanza borghese e superficiale è data dai numerosi dialoghi musicati con evidente pedanteria. L’apparato sonoro porta la firma di Maurizio Vandelli dell’Equipe 84, il quale si presta alla giostra espressiva rimaneggiando persino i Carmina Burana di Carl Orff per accompagnare i titoli di testa.

«Non so per quale ragione considero quel film come se non l’avessi fatto, perché era un film prodotto da me e quindi non avevo l’interlocutore che di solito ha un regista nella figura del produttore che finanzia il film» ha affermato De Santis vent’anni più tardi. Piace pensare che non sia poi così male come lui lo ricordava, che oggi se ne possa parlare con maggiore senso critico, nella prospettiva di una riscoperta. È infatti un lavoro interessante per molti motivi. Ad esempio, quella sua regia ariosa ed efficiente che lo contraddistingueva fino al decennio precedente, tranne qualche eccezione, qui scompare per mimetizzarsi nello stile compulsivo ed efficace di un coevo Petri. Sembra di vedere Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) o La proprietà non è più un furto (1973). Si coglie il potenziale professionale di un autore che invece di lamentarsi per la poca fiducia accordatagli ha inteso dimostrare coi fatti di non dover imparare niente da nessuno.


Nel 2017 ricorrono i 100 anni dalla nascita e i 20 dalla morte di Giuseppe De Santis.

PUNTATE PRECEDENTI:

1- CACCIA TRAGICA
2- RISO AMARO
3- NON C’È PACE TRA GLI ULIVI
4- ROMA ORE 11
5- UN MARITO PER ANNA ZACCHEO
6- GIORNI D’AMORE
7- UOMINI E LUPI
8- LA STRADA LUNGA UN ANNO
9- LA GARCONNIERE
10- ITALIANI BRAVA GENTE

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