Viaggio nel cinema di Almodóvar: La pelle che abito

Nella splendida magione di El Cigarral, Toledo, il famoso chirurgo plastico Robert Ledgard (l’attor-prodigo Antonio Banderas), coltiva il desiderio malato di riportare in vita la moglie Gal (nome che è curiosamente il diminutivo di Galatea, la statua di avorio di cui Pigmalione si innamora nel mito di Ovidio), morta suicida dopo esser rimasta sfigurata a causa di un incendio. Come in una tragedia di Eschilo, la maledizione si tramanda di madre in figlia, e infatti Norma (una giovanissima Blanca Suárez) si suicida a sua volta dopo aver subito un tentativo di stupro, lasciando il padre solo in compagnia di una domestica che scopriremo poi essere sua madre (la habitué Marisa Paredes) e di un’infinità di bisturi, provette e microscopi che il regista non manca di mostrare con una lunga serie di carrellate all’inizio del film.

JAZ3db6ff_10

La pelle che il chirurgo sceglie di “vestire” per dare forma alla sua ossessione è proprio quella dell’aggressore della figlia Norma, Vicente (Jan Cornet), che ironia della sorte confeziona abiti nella sartoria della madre. Ledgard, folle e lucido al tempo stesso nel suo delirio di onnipotenza, rapisce il ragazzo e lo sottopone a un’infinità di operazioni chirurgiche per trasformarlo nel simulacro della donna amata. “Posso quindi dirmi terminata?”, domanda a un certo punto Vicente, ormai diventato “Vera” (Elena Anaya), all’amante-carceriere; “”, risponde lui, “e puoi dire di avere la miglior pelle del mondo”. La Creatura de La pelle che abito (La piel que habito, 2011), infatti, non ha i “vacui occhi gialli” e la “pelle avvizzita” del Mostro di Frankenstein, ma un corpo perfetto che niente ha da invidiare a quello della Venere con Organista e Cupido di Tiziano nella gigantesca riproduzione che il dottore tiene appesa in corridoio.

6f5b2dd3-e868-4b96-ba94-bd200ab95f85

Se la mano simil-divina può tagliare e cucire a proprio gusto, modificando l’aspetto e rendendo la pelle immune al dolore e al calore, l’identità sessuale è invece difficile da reprimere, e questo il regista ce lo ripete dall’inizio della sua lunga carriera. Vera/Vicente si muove inizialmente in modo goffo, estranea alla propria pelle e al proprio (nuovo) sesso. Robert diventa il suo mentore, la sua guida in ogni aspetto della vita quotidiana. Almodóvar non si smentisce mai e anche stavolta ci regala un siparietto surreale, con Banderas che estrae da una valigetta una serie di dildo di varie dimensioni e insegna alla sua cavia da laboratorio, fresca di vaginoplastica, come utilizzarli. Grazie allo yoga, la donna ritrova un equilibrio quantomeno esteriore, e infatti nei titoli di testa la vediamo contorcersi in una delle sue pose, inguainata in una magnifica tutina color carne firmata Jean Paul Gaultier. Vera impara, leggendo Louise Bourgeois, che “l’arte è garanzia di salute” e lo annota sul muro, tra una data e un disegno, per aiutarsi a rimanere a galla durante i giorni di prigionia.

25_6067_L

Legge i libri di Alice Munro – il regista si ispirerà poi a due dei racconti di In Fuga per il suo Julieta, del 2016 – che Robert le sottopone, dorme, fissa un punto nel vuoto tentando di spegnere il fuoco che ancora arde dentro di lei (gli splendidi occhi di Elena Anaya, incapaci di mentire, ce lo dicono) e intanto i giorni passano e gli anni pure, e noi, insieme a Ledgard e a Marilla, la osserviamo giorno e notte, incapaci di distogliere lo sguardo dalla divina creatura inquadrata di schiena, nuda come la Venere di Velázquez, o dalla Femme Maison che taglia e incolla brandelli di stoffa sulle proprie statuette, come la Bourgeois fece con le sue sculture e come Robert fece con lei.

26166896_10212501924197858_6855034736035736361_n.jpg

La storia del cinema è piena di uomini che plasmano le donne, tanto nella finzione cinematografica quanto nella prassi lavorativa: pensiamo ad Hitchcock, ovviamente, ad Obsession di De Plama, ma anche alla Laura di Preminger o alla povera Jane Alexander, ultima moglie di Kane in Quarto Potere e vittima, come Vera, della tracotanza di un uomo. L’Hybris, in greco, è la presunzione che porta l’uomo a ribellarsi contro il volere divino. Una ribellione che, come ci insegnano il mito, l’arte e letteratura, porta solo sofferenza: quella di Vicente, fisica e spirituale; quella di Marilla, che lava il sangue del figlio (Roberto Álamo) ucciso per mano del fratellastro Robert – Capo contro capo, fratello contro fratello, nemico contro nemico, recita Eteocle ne I sette contro Tebe di Eschilo – e quello della madre di Vicente (Susi Sánchez), che non ha mai smesso di cercarlo dal giorno del sua scomparsa. Sarà Vera a regolare i conti, a spezzare le catene del moderno Prometeo.

la pelle che abito almodovar 2.jpg

La pelle che abito è un film che merita sicuramente una seconda visione, non tanto per cogliere la miriade di citazioni (e auto-citazioni) del regista, quanto più per comprendere che c’è un guizzo vitale mai sopito che attraversa sottopelle ogni inquadratura e che di tanto in tanto squarcia la freddezza e il rigore della messa in scena regalandoci estemporanee surreali e un profondo senso di Caos, quell’abisso insondabile che sono le passioni umane.

“Imparate dal mio esempio, se non dalle mie parole, quanto sia pericoloso acquisire la conoscenza e quanto sia più felice l’uomo convinto che il suo paese sia tutto il mondo, di colui che aspira a un potere più grande di quanto la natura non conceda.”
Frankenstein, Mary Shelley


PUNTATE PRECEDENTI:

1- JULIETA
2- GLI AMANTI PASSEGGERI

 

Annunci

Autore: varesechiara

Monferrina di nascita, torinese d'adozione e madrileña nel cuore. Studio al DAMS, amo l'arte, il cinema e la pizza. Dormo almeno nove ore per notte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...