Black is the new comedy. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

di Silvia Villani e Cristian Vincis

Continua la scalata al successo del regista ed autore teatrale Martin McDonagh: giovedì 11 gennaio uscirà nei cinema italiani Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri), la sua ultima fatica. Il film è stato presentato al Festival di Toronto, al Festival di San Sebastian e, per finire in bellezza, è stato in lizza per il concorso della 74ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove ne è uscito vincitore con il premio per la migliore sceneggiatura (e sarà una sala AIACE, il cinema Nazionale, a ospitarne l’anteprima gratuita a Torino). 
Il film ce lo presenta direttamente McDonagh: «La storia che ho voluto raccontare è quella di una guerra tra due persone che sono entrambe, in una certa misura, nella parte giusta, ed è per questo che si attiva tensione e drammaticità. Quale direzione segui quando sei bloccato tra perdita e rabbia? Cosa fai, di costruttivo o distruttivo, per scuotere le cose?». Sono interrogativi dal piglio amletico e difatti c’è qualcosa di shakespeariano nella sceneggiatura di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, quel qualcosa che ha saputo catturare l’interesse dell’attrice protagonista, Frances McDormand. Nota per aver ricoperto gran parte dei ruoli femminili dei film dei Fratelli Coen, la McDormand è Mildred Hayes, una madre che cerca chiarezza sull’assassinio della figlia. La polizia di Ebbing si dimostra svogliata, pigra ed incompetente — «troppo impegnata a torturare gente di colore per risolvere un crimine vero», sbotta Mildred, che per «scuotere le cose» noleggia tre grandi cartelloni pubblicitari sui quali stampa una serie di frasi diffamatorie rivolte al capo della polizia William Willoughby, nientemeno che Woody Harrelson. La battaglia ha inizio ed è senza esclusione di colpi, soprattutto se sono colpi bassi, perché «più tieni un caso sotto i riflettori, più probabilità hai di risolverlo».

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Frances McDormand torna ad essere la regina della black comedy, ma, a dispetto della sua Marge Gunderson, la poliziotta in dolce attesa del Minnesota in Fargo (Fargo, 1996), veste i panni di una donna rigida, inflessibile ed intransigente nei confronti di chi la ostacola. Il viso pulito e sorridente di Marge si rabbuia nella maschera keatoniana di Mildred. La giovane mamma in carriera lascia il posto ad una madre in lutto, visibilmente segnata dagli eventi che le hanno scombussolato la vita, abbandonata ad un unico scopo: dare un volto a chi ha portato via la vita di sua figlia. Dall’altra parte, Woody Harrelson torna davanti alla macchina da presa di McDonagh dopo essersi prestato a dare il volto ad un gangster sociopatico in 7 psicopatici (Seven Psychopaths, 2012). La sua poliedricità gli permette di colorare i suoi personaggi in maniera unica, ed il suo sceriffo non fa eccezione.

Con McDormand e Harrelson in prima linea, McDonagh non può che aver tirato fuori un film degno di nota che, difatti, è stato citato dall’American Film Institute come uno dei dieci film migliori del 2017. Non prendete impegni per giovedì sera, dunque, e andate a vedervi un signor film!

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Autore: Silvia

Sono laureanda in D.A.M.S. con tesi sull'afasia produttiva di E. G. Craig, con particolare riferimento al rapporto con Eleonora Duse in occasione della messa in scena di Rosmersholm di Ibsen. Impazzo per l'attore e per il teatro. E anche per il cinema, dai!

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