Mondi distopici e dove trovarli

Mondi distopici e dove trovarli è il nome della rubrica dedicata all’analisi dei mondi distopici che conosciamo attraverso le diverse rappresentazioni cinematografiche che sono state prodotte negli anni. L’analisi verrà svolta intorno a tematiche generali che ritornano nonostante la diversa regia, e che accomunano le diverse rappresentazioni utopiche di questi mondi. Alcuni dei temi più sviluppati, come la costruzione di rapporti interpersonali tra gli individui, il cambiamento del sistema politico e sociale, lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’architettura avanguardista, verranno analizzati nei suoi aspetti più profondi, partendo dalla particolare visione distopica del regista.

In questo primo appuntamento verrà analizzato un singolo aspetto, ovvero la rappresentazione dell’importanza della riproduzione della specie, partendo dal film Equals  (2015) di D. Doremus. In questo film, presentato in anteprima al Festival di Venezia nel 2015, vi è una società chiamata Collettivo costituita da singoli individui che non possono avere contatti tra di loro: infatti un interesse particolare rivolto agli altri individui è etichettato come una malattia che porta il soggetto infetto all’esclusione dalla società.

 

L’esistenza degli individui che costituiscono il collettivo è scandita da orari sempre uguali con solo due momenti da condividere con il resto della comunità:  il pranzo –  da consumare rigorosamente nelle aree dedicate – occasione in cui si possono scambiare poche parole che devono avere come argomento principe il lavoro da svolgere, e la cena da consumare abitualmente da soli nel proprio asettico appartamento.

Ma è proprio in questo scandire di gestualità monotone e il divieto assoluto di qualsiasi tipo di legame con altri individui, che il regista stupisce lo spettatore con una nuova legge: le donne sane vengono richiamate dal collettivo per diventare incubatrici di nuove vite. Nel paradosso del divieto alla socialità e l’abitudine all’individualismo più radicato, si apre uno spiraglio per l’intera umanità: portare avanti la specie grazie alla fecondazione artificiale di donne eclusivamente di una certa fascia d’età.

Questo tema è molto diffuso, infatti in nessuno di questi mondi l’essere umano trova una soluzione alternativa alla riproduzione: vi sono replicanti come in Blade Runner ( 1982) di R. Scott, e nella versione moderna Blade Runner 2049 (2017) di D. Villeneuve anche ologrammi e robot dalle forme umane, o ancora l’evoluzione di software che si palesano sotto forma di figura femminili come in Her (2014) di S. Jones, ma in nessun caso si ovvia alla riproduzione. Ed è per questo motivo che non stupisce il successo della serie The Handmaid’s Tale (2017)  ispirata ad un romanzo di M. Atwood, che costruisce il suo universo distopico attualizzando la trama e analizzando dal punto di vista della psiche femminile l’evoluzione di una società.

Nella costruzione ideale dei mondi distopici, il tema della diminuzione della fertilità e quindi della riproduzione rimane in assoluto l’unico ricordo del passato: così è evidente come il legame tra il cinema postmoderno e l’attualità, siamo noi, gli esseri umani.

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Autore: GiorgiaLodato

Studentessa di cinema e appassionata di commedia all'italiana e cinema postmoderno.

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