Christopher Walken: sardonico, eccentrico, iconico

Stiamo per parlare di uno degli attori che più hanno influenzato Hollywood dagli anni Settanta ad oggi. Una persona che ha usato spesso la sua immagine, non proprio rassicurante, per portare sullo schermo personaggi instabili, inquietanti, persino pericolosi. Un viso iconico per la Settima Arte: Christopher Walken.

Classe 1943, newyorkese ma di rogini tedesco-scozzesi, Walken muove i primi passi nel mondo della spettacolo come ballerino per poi dedicarsi alla recitazione. Indubbiamente, la sua fisicità e la sua espressione unica colpirono Woddy Allen che gli cucì addosso la parte del fratello aspirante suicida di Diane Keaton in Io e Annie (1977) e Michael Cimino che gli affidò ne Il Cacciatore (1978) il ruolo del disturbato e fragile Nick a fianco del grande Robert De Niro.

La performance fu maestosa, Walken regalò al personaggio tutte le sfumature emotive che un reduce di guerra può avere: depressione, instabilità, sbalzi di umore, angoscia e insicurezza. Emozioni che colpirono anche i membri dell’Academy che lo premiarono con l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista.

Ma il Cacciatore fu solo la prima consacrazione per un attore che fece della sua espressione sorniona e a tratti glaciale un marchio di fabbrica. Nel 1980 torna a lavorare con Cimino per uno dei film più costosi mai realizzati e allo stesso tempo uno dei più grandi flop di tutti i tempi, I Cancelli del Cielo.

heaven's gate

Nel 1983 Lo vediamo protagonista de La Zona Morta, pellicola horror tratta da Stephen King e diretta da David Cronenberg. Ma è nel 1985 che il suo estro viene messo come nemesi nientepopodimeno che di James Bond. Roger Moore dovrà vedersela con il sadico Max Zorin in Bersaglio Mobile; indubbiamente uno dei migliori villain bondiani per elegante spietatezza, ha ispirato anche il cattivo Silva di Javier Bardem in un altro titolo del franchise di 007, Skyfall (2012).

Nel 1989 poi, Walken è tra i candidati per il ruolo di un altro villan, questa volta fumetisstico: infatti dovette vedersela con colleghi come James Woods, Willem Dafoe, David Bowie e Jack Nicholson per il ruolo del ghignante Joker nel Batman burtoniano. Alla fine, la spuntò il bravissimo Nicholson, ma siamo sicuri che anche Walken non avrebbe sfigurato nel viola cappotto del nemico per eccellenza del cavaliere oscuro. Burton si fece poi “perdonare” ingaggiando l’attore newyorkese tre anni più tardi proprio nel sequel del cinemcomic dell’uomo pipistrello, Batman Il Ritorno.

Il ruolo del malefico e machievellico Max Shreck (chiaro omaggio di Burton al misterioso attore protagonista del Nosferatu mutu di Murnau) è ricordato come uno dei migliori della saga di Batman su grande schermo. I ruoli ambigui si addicono quindi a Christopher Walken e vale la pena ricordare la parte del boss Vincenzo Coccotti nel film di Tony Scott e scritto da Quentin Tarantino True Romance (1993) e come dimenticare il mitico Capitano Koons e il suo celebre monologo dell’orologio in Pulp Fiction (1994).

Ma non solo ruoli ambigui, folli e inquietanti hanno caratterizzato la carriera di Walken. Nel 2003 si guadagna un’altra candidatura all’Oscar nella parte del romantico ma sfortunato padre di Leonardo di Caprio nello spielberghiano Prova a prendermi e lo troviamo nei panni di un folle inventore in Cambia la tua vita con un click (2006) a fianco di Adam Sandler. La bravura di un attore sta anche nell’autoironia quindi, nel saper prendere in giro la propria fisicità e le proprie caratteristiche, e Christopher Walken in questo è maestro; piccola curiosità, Han Solo nello Star Wars del 1977 doveva essere lui e chissà che personaggio sarebbe stato il suo guascone galattico, ma per ora accontentiamoci, e godiamoci Christopher Walken scatenarsi.

 

 

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Autore: Matteo Merlano

Cinemaniaco da quando ha memoria, laureando DAMS di Torino, felicemente Pop e 80's addicted fin da tempi non sospetti.

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