Maverick 0/bis, buona lettura

aaaSeconda (e ultima) tappa di avvicinamento al primo vero numero di Maverick, la rivista digitale di Aiace Torino che inizierà a uscire da ottobre. Qui sotto potrete scaricare e leggere gratuitamente il numero “0/bis“, in cui introduciamo le rubriche fisse che ritroverete nei prossimi mesi.

Perché Maverick? Perché è il nome del protagonista di uno dei film simbolo degli anni ’80, ma anche perché sarà il sottotitolo dell’annunciato remake di quel Top Gun, quindi perfettamente attuale e “immerso” nel cinema d’oggi. Maverick vuole essere l’espressione di giovani critici sul cinema d’oggi, senza mai scordare la storia del cinema e con una spinta nuova, sincera e genuina. E infine anche perché tra i suoi significati in inglese quella parola ormai significa anche “anticonformista” o “ribelle”.

Buona lettura: Maverick 0bis

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Maverick numero 0, per ricominciare

ImmagineIl blog di Aiace Torino muta forma e diventa un mensile da scaricare e leggere comodamente sui vostri device. Non muta lo spirito né l’obiettivo, ma da Il vizio del cinema si passa a Maverick.

Perché Maverick? Perché è il nome del protagonista di uno dei film simbolo degli anni ’80, ma anche perché sarà il sottotitolo dell’annunciato remake di quel Top Gun, quindi perfettamente attuale e “immerso” nel cinema d’oggi. Maverick vuole essere l’espressione di giovani critici sul cinema d’oggi, senza mai scordare la storia del cinema e con una spinta nuova, sincera e genuina. E infine anche perché tra i suoi significati in inglese quella parola ormai significa anche “anticonformista” o “ribelle”.Perché Maverick? Perché è il nome del protagonista di uno dei film simbolo degli anni ’80, ma anche perché sarà il sottotitolo dell’annunciato remake di quel Top Gun, quindi perfettamente attuale e “immerso” nel cinema d’oggi. Maverick vuole essere l’espressione di giovani critici sul cinema d’oggi, senza mai scordare la storia del cinema e con una spinta nuova, sincera e genuina. E infine anche perché tra i suoi significati in inglese quella parola ormai significa anche “anticonformista” o “ribelle”.

Buona lettura: Maverick 0

L’Arabia Saudita (ri)scopre il cinema?

Haifaa Al-Mansour, Mahmoud Sabbagh, Hisham Fageeh. Ma anche Wadjda e Barakah: sono ancora pochi i nomi (di persone reali o di personaggi inventati) a cui pensare quando (raramente) ci si confronta con il cinema in Arabia Saudita. Ma presto, forse, le cose potrebbero cambiare.

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Il cinema di Luciano De Crescenzo

L’uscita in dvd del documentario Così parlò Bellavista (2017) è l’ottimo pretesto per rivisitare la breve ma significativa carriera cinematografica dello scrittore-regista-sceneggiatore-attore napoletano Luciano De Crescenzo.

Nascosta dal suo successo letterario (25 titoli, 18 milioni di copie vendute nel mondo in 25 paesi) e dalle sue frequentazioni televisive, la vita cinematografica di Luciano De Crescenzo conta quattro film da regista, altri due (oltre ai suoi) da sceneggiatore e una decina di apparizioni totali davanti alla macchina da presa.

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Cinema e tennis, amore all’improvviso?

Il cinema ha sempre faticato a raccontare “degnamente” lo sport, quale che fosse la disciplina prescelta: ci sono molti film su personaggi, veri o immaginari, ma in pochissimi casi le gesta sportive sono state degne dello spettacolo dal vivo… Ci sono sport più adatti (la boxe, dicono in molti), altri più complessi da rendere (il calcio, opinione diffusa), e altri quasi ignorati nonostante un elevato numero di appassionati in tutto il mondo. Quali? Il tennis, per esempio. Almeno fino all’anno domini 2017.

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Padre, madre e figlie: noi siamo i Deutch

In principio il cognome Deutch era (cinematograficamente) associato al solo nome di Howard, regista classe 1950 che iscrive il suo nome nella storia del cinema popolare USA con la sua opera prima, “Bella in rosa (Pretty in pink)” del 1986, tratto da uno script di John Hughes e interpretato dalla star del momento, Molly Ringwald.

Le commedie adolescenziali cambiano la vita di Deutch anche dal punto di vista personale: è il 1987, il regista è al lavoro sulla sua opera seconda, “Un meraviglioso batticuore (Some kind of wonderful)“, e si innamora – vita e sinossi che si intrecciano… – della sua co-protagonista, Lea Thompson (nota soprattutto per la sua partecipazione a “Ritorno al futuro“). I due si amano e si sposano, dal loro matrimonio nascono prima Madelyn e poi, nel 1994, Zoey, destinate a seguire la carriera di famiglia.

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Eleanor, Talia, Sofia. O “dell’infinita dinastia Coppola”

Giugno 2017 vede l’uscita in sala in Italia di “Parigi può attendere“, film d’esordio nella fiction (a 80 anni!) di Eleanor Jessie Neil, classe 1936 (figlia di Bill, al lavoro sugli effetti speciali in filmetti come “L’impero colpisce ancora”, “Il ritorno dello Jedi” e l’originale “Ghostbusters”…).

Eleanor dal 1963 è la moglie di Francis Ford Coppola ed è quindi più nota nel mondo del cinema come Eleanor Coppola, già regista di un paio di documentari storici (“Heart of Darkness” e “Coda“, entrambi dedicati alla faticosa esperienza di set durante “Apocalypse Now“).

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