Cinema e tennis, amore all’improvviso?

Il cinema ha sempre faticato a raccontare “degnamente” lo sport, quale che fosse la disciplina prescelta: ci sono molti film su personaggi, veri o immaginari, ma in pochissimi casi le gesta sportive sono state degne dello spettacolo dal vivo… Ci sono sport più adatti (la boxe, dicono in molti), altri più complessi da rendere (il calcio, opinione diffusa), e altri quasi ignorati nonostante un elevato numero di appassionati in tutto il mondo. Quali? Il tennis, per esempio. Almeno fino all’anno domini 2017.

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Padre, madre e figlie: noi siamo i Deutch

In principio il cognome Deutch era (cinematograficamente) associato al solo nome di Howard, regista classe 1950 che iscrive il suo nome nella storia del cinema popolare USA con la sua opera prima, “Bella in rosa (Pretty in pink)” del 1986, tratto da uno script di John Hughes e interpretato dalla star del momento, Molly Ringwald.

Le commedie adolescenziali cambiano la vita di Deutch anche dal punto di vista personale: è il 1987, il regista è al lavoro sulla sua opera seconda, “Un meraviglioso batticuore (Some kind of wonderful)“, e si innamora – vita e sinossi che si intrecciano… – della sua co-protagonista, Lea Thompson (nota soprattutto per la sua partecipazione a “Ritorno al futuro“). I due si amano e si sposano, dal loro matrimonio nascono prima Madelyn e poi, nel 1994, Zoey, destinate a seguire la carriera di famiglia.

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Eleanor, Talia, Sofia. O “dell’infinita dinastia Coppola”

Giugno 2017 vede l’uscita in sala in Italia di “Parigi può attendere“, film d’esordio nella fiction (a 80 anni!) di Eleanor Jessie Neil, classe 1936 (figlia di Bill, al lavoro sugli effetti speciali in filmetti come “L’impero colpisce ancora”, “Il ritorno dello Jedi” e l’originale “Ghostbusters”…).

Eleanor dal 1963 è la moglie di Francis Ford Coppola ed è quindi più nota nel mondo del cinema come Eleanor Coppola, già regista di un paio di documentari storici (“Heart of Darkness” e “Coda“, entrambi dedicati alla faticosa esperienza di set durante “Apocalypse Now“).

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4 film-simbolo del cinema Mexico, una sala “alla riscossa”

Michele Rho ha diretto il documentario “Mexico! Un cinema alla riscossa“, storia della mitica monosala milanese capace negli ultimi decenni di resistere, rimanere aperto e anche di lanciare film, mode e personaggi. Simbolo di tutti gli esercenti italiani che provano a fare cultura mostrando cinema di qualità, nonostante tutto. Abbiamo scelto alcuni titoli diventati emblema della storia del Mexico.

1- THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW

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Rileggendo “I’m Not There” di Todd Haynes

“(…) Se Dylan può dire che ‘quando mi sveglio sono una persona, e quando vado a dormire so con certezza di essere qualcun altro’, allora perché non scomporne vita, passioni e idee in tanti personaggi diversi, affidando ad ognuno il compito di raccontarne e di illustrarne un aspetto particolare? (…) Un omaggio pieno d’amore e di citazioni non sempre facilissime da decifrare (…) illuminato da un gruppo d’attori in stato di grazia, su cui svetta una straordinaria Cate Blanchett (…)” [Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 5/9/2007]

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Ben Drew, Plan B e tutti gli altri

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Trentatre anni compiuti da poco, tre nomi (Benjamin Paul Ballance-Drew è quello di battesimo, Ben Drew quello con cui tutti lo chiamano, Plan B quello d’arte ‘musicale’), un numero imprecisato di ruoli nel mondo artistico (rapper, attore, regista, autore, produttore), una crescente quantità di titoli cinematografici e musicali in curriculum e di premi ricevuti.

Questo e molto altro è Ben Drew, giovane (non più solo) promessa dell’hip hop britannico, nato e cresciuto a Forest Gate, periferia complessa di Londra.

Cresciuto in un ambiente difficile, praticamente per tutta la vita solo con la madre, dopo complicati anni scolastici a quattordici anni si è avvicinato alla musica e a 18 ha mosso i primi passi nell’hip hop. Primi singoli nel 2005, primi video e apparizioni tv a cavallo del 2006 e album d’esordio rilasciato a giugno di quell’anno, Who needs actions when you got words.

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5 FILM PER SEEYOUSOUND/5

Che dire ancora di originale su The Blues Brothers di John Landis? Impossibile trovare una chiave di lettura sul film che non sia stata sviscerata, una scena che non sia stata mandata a memoria dai suoi milioni di fan (in termini di cinema e musica ho scelto quella sopra, con due giganti con John Lee Hooker e Aretha Franklin), un ricordo che non sia stato legato al suo sfortunato cast (se ormai forse il dolore si è affievolito per la scomparsa di John Belushi, ancora troppo fresco è quello per Carrie Fisher: lunga vita – almeno – a Dan Aykroyd!). Quindi, nessuna spiegazione particolare: celebriamo i fratelli Elwood e Jake, e riguardiamo questo film ogni volta che ci è possibile!