La vittoria è secondaria, quel che conta è la gioia

Durante la terza edizione del BIFF – ovvero il British and Irish Film Festival – è stato proiettato in lingua originale, l’anteprima italiana di Shooting for Socrates. La proiezione è stata preceduta da un’ introduzione del regista stesso che raccontava della nascita del progetto del film e soprattutto di come è nata l’adorazione per Socrates, giocatore del Brasile. Continua a leggere “La vittoria è secondaria, quel che conta è la gioia”

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Darren Aronofsky – Un viaggio nell’inquietudine

Sorprende come nell’ultimo film di Darren AronofskyMother! – manchino le tecniche da lui tanto amate come lo split screen o le carrellate di immagini dal taglio breve, inserite qua e là nella narrazione. Il regista usa queste tecniche figlie del cinema (post)moderno con un’indole del tutto nuova: infatti, se un regista come Michel Gondry in film quali Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004), L’arte del sogno (2006) o ancora Mood IndigoLa schiuma dei sogni (2013) usa lo split screen e altre relazioni visuali innovative per creare uno stretto legame confidenziale con lo spettatore e un’immersione in una realtà onirica e irreale fatta di sogni e desideri – il regista statunitense, invece, le usa per creare un climax ascendente nel percorso della visione. Continua a leggere “Darren Aronofsky – Un viaggio nell’inquietudine”

LOVERS32 – Intervista a Irene Dionisio

Giugno 2017 segna l’esordio alla direzione del Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions (ex Torino Gay & Lesbian Film Festival) della regista Irene Dionisio. L’abbiamo intervistata nelle ore precedenti l’inaugurazione dell’evento, in programma fino al 20 giugno. Le differenze nel dirigere un film e un festival, un parere sulla selezione e 5 film consigliati.

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I FILM DI XAVIER DOLAN

XAVIER DOLAN

di Giorgia Lodato

Xavier Dolan inizia la sua carriera nel cinema recitando prima in spot pubblicitari e cortometraggi, poi diventando il protagonista dei suoi stessi film. I primi lungometraggi del regista hanno un non so che di autobiografico e affrontano il delicato tema del rapporto tra madre e figlio, costante elemento dei suoi film.

Un altro tema di derivazione autobiografica è l’omosessualità: fin da J’ai tué ma mère Dolan interpreta un giovane ragazzo alle prese con la sua nuova sessualità e la difficoltà di farsi accettare dagli altri, in particolare dalla madre con la quale ha un rapporto molto burrascoso. Il tema viene ripreso anche nel suo secondo film  Les Amours imaginaires e sviscerato però in modo diverso : sessualità a confronto quella di un uomo e di una donna – amici – innamorati dello stesso ragazzo.

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Le donne di Antonio Pietrangeli

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di Giorgia Lodato

Antonio Pietrangeli è stato spesso definito come il regista delle donne, in quanto nei sui film le protagoniste vengono mostrare nell’affrontare la vita di tutti i giorni in modi totalmente differenti dal consueto modo di descrivere le donne. Queste infatti rompono con la tradizione: sono donne indipendenti e forti che vogliono realizzarsi e “cavarsela” usando solo le proprie forze, senza cedere alle forza maschile.

Le donne di Pietrangeli si trovano a percorrere una strada diversa da quella delle donne neorealiste, ma anche da quelle della commedia all’italiana: le pellicole del regista mostrano spaccati amari di una società che sta cambiando e di coloro le quali tentano – invano – di stare al passo con i tempi, nonostante la dimensione patriarcale sia ancora dominante sulla figura femminile.

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L’icona Brigitte Bardot

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di Giorgia Lodato

Brigitte Bardot, indossando in modo innovativo abiti e accessori degli anni ’60, è stata sicuramente un’icona della moda. Lo dimostrano anche le collezioni create ad hoc per lei, come quella della celebre maison Repetto – specializzata in scarpette da ballo – che ideò delle scarpe in controcorrente con le tendenze del momento, che fossero più flessibili e leggere per valorizzare la figura femminile. Come sostenne in varie interviste rilasciate ad Henry-Jean Servat che ha scritto un libro su di lei, Brigitte Bardot è consapevole di aver inventato uno stile, il cosiddetto stile Bardot, che prevede un’acconciatura a nido d’ape resa celebre dall’attrice nel film Voulez-vous danser avec moi? – tradotto in italiano Sexy Girl – del 1959 di Michel Boisrond, un giallo dalle tinte rosa dove viene fuori prepotentemente la bellezza dell’attrice.

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SMETTO QUANDO VOGLIO, saga all’italiana

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di Giorgia Lodato

Smetto quando voglio – Masterclass, nelle sale dal 2 febbraio 2017, è il secondo episodio di una saga nascente. La conclusione della narrazione di questo film ci proietta direttamente nel prologo di un terzo episodio ovvero Smetto quando voglio – Ad Honorem, la cui data di uscita non è stata ancora svelata.

Sydney Sibilia sostiene che l’idea originaria non era quella di una saga ma che con il passare del tempo – il primo film risale infatti al 2014 – è nata l’idea di creare «uno strano incrocio tra la commedia all’italiana nella sua accezione più classica e una trilogia degli Xmen». Così dichiara il regista e sceneggiatore, nella piccola introduzione del fumetto dedicato al secondo episodio dall’omonimo titolo, distribuito dal 30 gennaio, a cui hanno partecipato artisti come Zerocalcare e Riccardo Torti che hanno creato diverse varianti di copertina come per i veri fumetti da collezione. Qui la storia di Roberto Recchioni e i disegni di Giacomo Bevilacqua raccontano un episodio della banda legato alla struttura narrativa e ai personaggi di Smetto quando voglio – Masterclass, ma con sfumature sorprendentemente differenti. Continua a leggere “SMETTO QUANDO VOGLIO, saga all’italiana”