“Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “ITALIANI BRAVA GENTE” (1964)

Con il decimo film, Italiani brava gente (1964), Giuseppe De Santis ritrova l’epica degli esordi, seppure questa volta con una struttura che egli stesso ha definito “a imbuto”: invece che partire dall’individuo per aprirsi al collettivo, il film prende piede dalla massa dei soldati italiani sul fronte orientale per chiudersi con un singolo uomo in lotta per la sopravvivenza. Un’opera evidentemente anti-militarista e anti-spettacolare, costruita alternando battaglie e riflessioni sulla loro assurdità. Un film contro tutte le guerre, che dovette fare i conti con la ricezione di più schieramenti: da una parte la denuncia per oltraggio all’esercito italiano, consumatasi in tribunale con un nulla di fatto, e dall’altra la diffidenza del governo sovietico nei confronti di alcune ricostruzioni. Nel primo caso, il progetto fu accusato di mettere in cattiva luce i soldati italiani. Nel secondo, i russi si rifiutarono di accettare l’onore delle armi ai caduti, che invece De Santis avrebbe voluto mostrare come pratica comune. A ogni modo, il regista ha in seguito ricordato gli otto mesi di riprese, resi possibili solamente dalle politiche del disgelo, come un’esperienza straordinaria. Continua a leggere ““Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis”

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TFF35: Dickens e l’invenzione del Natale

Chi non conosce Ebenezer Scrooge? Quel simpatico vecchino che minaccia i suoi dipendenti e rifiuta la carità agli indigenti di Londra durante le feste. Quello che ritroverà l’amore per l’umanità in seguito alla visita di quattro spiriti: l’ex socio Marley e i “Natali” passato, presente e futuro. Proprio lui. La reincarnazione della povertà di spirito secondo Charles Dickens nel suo Canto di Natale del 1843. Un’opera immediata, lineare, senz’altro moralistica. E subito popolare, in grado di attraversare indenne i decenni successivi prima sulla scena, poi in radio e al cinematografo. E infine, naturalmente, in televisione. Le versioni della storia, come le rivisitazioni, non si contano. Ma come è nato il progetto del romanzo? Ce lo racconterà The Man Who Invented Christmas (2017) del britannico Bharat Nalluri, proiettato nella sezione Festa Mobile del 35° Torino Film Festival. Continua a leggere “TFF35: Dickens e l’invenzione del Natale”

“La garçonnière” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA GARÇONNIERE” (1960)

Il nono film di Giuseppe De Santis esce in una stagione, il 1960, che vede spopolare la trinità del nostro cinema post-neorealista: Rocco e i suoi fratelli di Visconti, L’avventura di Antonioni e La dolce vita di Fellini. Luca Bandirali, nell’analizzare la pellicola per un libro collettaneo del 2007, osserva come «la differenza profonda con il cinema coevo» stia «nella lucidità dell’assunto ideologico e nella chiarezza d’intenti» e come, di fatto, l’autore tenda alla denuncia rispetto alla vicenda raccontata laddove i suoi colleghi partecipano la crisi dei rispettivi personaggi. «Il mondo narrativo desantesiano – prosegue lo studioso – è diviso fin dalle origini in classi; gli umili e gli oppressi, in questo mondo, rappresentano la forza storica del cambiamento; la borghesia cittadina de La garçonnièrie rappresenta, al contrario, un gruppo sociale regressivo, malato, decadente». Nell’esplicitazione di questo conflitto si trova il reale scarto.
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2° Dong Film Fest: guida a un percorso tra i film

Dal 27 al 29 ottobre, presso il cinema Massimo, torna Dong Film Fest, dedicato al cinema cinese indipendente. Giunti al secondo anno di attività, eventi come questo spesso faticano a trovare un’identità, combattuti tra la cautela e l’ambizione. Scegliere di dedicarsi esclusivamente a produzioni del genere ha le sue peculiari difficoltà. E se non trovo bei film per il concorso? E se poi non vengono capiti? Se l’intenzione del festival non è chiara? Si sa, la paura è gemella del desiderio. Così come non è semplice trovare un percorso coerente e interessante basandosi su una avventurosa ricerca nei festival internazionali, da Rotterdam a Berlino. Chi non sa come funziona, può immaginarlo! Ma per l’edizione alle porte si è creduto di individuare almeno una linea comune nella scoperta della provincia da parte di una generazione di autori nati in città. In particolare, tre film in programma si soffermano sul controverso tema del ritorno alle campagne.

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Dalla Rivoluzione d’Ottobre al Neorealismo

Una questione assai poco dibattuta sia in sede storiografica sia soprattutto in campo critico è il ruolo della cinematografia sovietica nella cultura italiana degli anni tra le due guerre. In particolare, non sembra voler riemergere la fascinazione che molti intellettuali mostrarono nei confronti dell’arte socialista. Il maggiore esperto dell’argomento in Italia è indubbiamente Gian Piero Brunetta, il quale già negli anni Settanta aveva individuato nella persona di Umberto Barbaro il tramite di una teorizzazione coerente e sistematica, sui presupposti di un realismo più sostanziale che di facciata, per un cinema italiano ancora tutto da farsi. Un lavoro che trovò persino applicazione diretta nel momento in cui questi divenne docente del Centro Sperimentale di Cinematografia, nato nel 1935.

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“La strada lunga un anno” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA STRADA LUNGA UN ANNO” (1958)

Non stupisce che La strada lunga un anno, l’ottavo film di Giuseppe De Santis venga considerato il suo capolavoro. A tutti gli effetti si tratta di un compendio del suo cinema, meglio, un perfezionamento di stile e poetica. Da una parte la storia “sovietica” di un paesino isolato dal mondo cui soltanto un’azione collettiva può ridare vita. Dall’altra immagini e musica di respiro hollywoodiano. Nel mezzo l’overacting brechtiano degli attori come già in Non c’è pace tra gli ulivi ma calibrato con maggiore consapevolezza. Insieme western, melodramma e racconto civile. Un’opera che De Santis inseguiva da quattro anni e che è stata possibile solamente grazie a finanziamenti jugoslavi. Girato in Istria ma ambientato in quella campagna che il regista non ha mai smesso di raccontare. Del film con Raf Vallone si è già detto e ancora si dirà, però non va dimenticato quel Giorni d’amore che sembra invece scomparso dai libri di storia e nemmeno Uomini e lupi seppure localizzato in Abruzzo.

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“Uomini e lupi” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “UOMINI E LUPI” (1957)

Il settimo film del regista ciociaro Giuseppe De Santis è considerato un’opera minore per diversi motivi, molti dei quali discutibilissimi. In primo luogo, lo si accusa di anacronismo: una storia contemporanea perché ambientata durante la grande nevicata dell’inverno del ’56, ma inattuale perché dedicata alla gente di montagna che del boom economico non aveva alcun sentore. Una comunità chiusa, nascosta sulle pendici delle vette abruzzesi e indaffarata nella lotta contro la natura ostile, dai terremoti alle belve. Ma è evidente come, se quella realtà esisteva in quel luogo e in quel tempo, il fatto che De Santis e i suoi collaboratori abbiano deciso di parlarne sia prima di tutto un atto politico. E non è nemmeno un caso se tra gli sceneggiatori si trovino Elio Petri e Ugo Pirro, futuri autori della nostra migliore denuncia sociale. Qui li affiancano, oltre il regista, Tonino Guerra, Cesare Zavattini, Tullio Pinelli, Ivo Perilli e Gianni Puccini, nutrita schiera di intellettuali non privi di sensibilità e mestiere.

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