“Parigi è sempre Parigi”(1951) di Luciano Emmer

12 mesi con 12 film di Luciano Emmer (Milano, 1918 – Roma, 2009)

Il secondo film di Luciano Emmer, Parigi è sempre Parigi (1951), segue il fallito progetto di una trasposizione del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi prodotto da Roberto Rossellini. Il giovane milanese viene richiamato da Sergio Amidei insieme a parte del cast di Domenica d’agosto (1950) tra cui Franco Interlenghi e Marcello Mastroianni. Si aggiungono Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Lucia Bosè, Paolo Panelli… L’aiuto regia è nuovamente affidata a Francesco Rosi. Tutti in Francia! Continua a leggere ““Parigi è sempre Parigi”(1951) di Luciano Emmer”

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“Domenica d’agosto”(1950) di Luciano Emmer

12 mesi con 12 film di Luciano Emmer (Milano, 1918 – Roma, 2009)

In un numero della rivista Cinema del 1949 si parla di Luciano Emmer ma lo si fa per la prima volta in termini diversi. Se fino a quel momento era stato l’autore di corti e documentari d’arte con Enrico Gras, ora il trentenne milanese viene guardato sotto una luce del tutto nuova. Sì perché Domenica d’agosto, la pellicola con cui sta per esordire nel cinema di finzione, non avrà alcun divo, e questo fa notizia. Si afferma infatti che per un giovane alle prime esperienze torna utile affidarsi ai volti che il pubblico ama ritrovare sullo schermo. Ne gioisce la pubblicità del film e spesso anche la sua stessa realizzazione. Emmer ha preferito partire dall’idea di un reportage sulle spiagge di Ostia per poi ampliare il progetto con la complicità di Sergio Amidei, già sceneggiatore di grandi capolavori del dopoguerra come Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini e Sciuscià (1946) di Vittorio De Sica. Continua a leggere ““Domenica d’agosto”(1950) di Luciano Emmer”

“Un apprezzato professionista di sicuro avvenire”(1972) di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “UN APPREZZATO PROFESSIONISTA DI SICURO AVVENIRE” (1972)

L’ultimo film di Giuseppe De Santis, Un apprezzato professionista di sicuro avvenire, è già tutto nel programmatico titolo: un thriller giudiziario, una commedia di costume, un’opera necessariamente sopra le righe. Sì perché il regista la realizza dopo otto anni di forzata inattività, ideandola e producendola con la preziosa collaborazione dello sceneggiatore Giorgio Salvioni, gettandovi dentro se stesso. In questa storia di un arrivista con un delitto sulla coscienza si sente infatti la voglia di fare film ripartendo dal basso, dallo sguardo sul mondo e al tempo stesso dallo sguardo sul cinema quando, secondo il dizionario Mereghetti, «cerca di adeguarsi ai mutati gusti del pubblico». Il volto di Lino Capolicchio lanciato da Il giardino dei Finzi-Contini (1970) di De Sica, il corpo di Femi Benussi, la sicurezza di interpreti come Andrea Checchi e Riccardo Cucciolla e l’intuito per le derive grottesche della narrazione contemporanea fanno buon gioco al colpo di coda del Nostro.

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“Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “ITALIANI BRAVA GENTE” (1964)

Con il decimo film, Italiani brava gente (1964), Giuseppe De Santis ritrova l’epica degli esordi, seppure questa volta con una struttura che egli stesso ha definito “a imbuto”: invece che partire dall’individuo per aprirsi al collettivo, il film prende piede dalla massa dei soldati italiani sul fronte orientale per chiudersi con un singolo uomo in lotta per la sopravvivenza. Un’opera evidentemente anti-militarista e anti-spettacolare, costruita alternando battaglie e riflessioni sulla loro assurdità. Un film contro tutte le guerre, che dovette fare i conti con la ricezione di più schieramenti: da una parte la denuncia per oltraggio all’esercito italiano, consumatasi in tribunale con un nulla di fatto, e dall’altra la diffidenza del governo sovietico nei confronti di alcune ricostruzioni. Nel primo caso, il progetto fu accusato di mettere in cattiva luce i soldati italiani. Nel secondo, i russi si rifiutarono di accettare l’onore delle armi ai caduti, che invece De Santis avrebbe voluto mostrare come pratica comune. A ogni modo, il regista ha in seguito ricordato gli otto mesi di riprese, resi possibili solamente dalle politiche del disgelo, come un’esperienza straordinaria. Continua a leggere ““Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis”

TFF35: Dickens e l’invenzione del Natale

Chi non conosce Ebenezer Scrooge? Quel simpatico vecchino che minaccia i suoi dipendenti e rifiuta la carità agli indigenti di Londra durante le feste. Quello che ritroverà l’amore per l’umanità in seguito alla visita di quattro spiriti: l’ex socio Marley e i “Natali” passato, presente e futuro. Proprio lui. La reincarnazione della povertà di spirito secondo Charles Dickens nel suo Canto di Natale del 1843. Un’opera immediata, lineare, senz’altro moralistica. E subito popolare, in grado di attraversare indenne i decenni successivi prima sulla scena, poi in radio e al cinematografo. E infine, naturalmente, in televisione. Le versioni della storia, come le rivisitazioni, non si contano. Ma come è nato il progetto del romanzo? Ce lo racconterà The Man Who Invented Christmas (2017) del britannico Bharat Nalluri, proiettato nella sezione Festa Mobile del 35° Torino Film Festival. Continua a leggere “TFF35: Dickens e l’invenzione del Natale”

“La garçonnière” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA GARÇONNIERE” (1960)

Il nono film di Giuseppe De Santis esce in una stagione, il 1960, che vede spopolare la trinità del nostro cinema post-neorealista: Rocco e i suoi fratelli di Visconti, L’avventura di Antonioni e La dolce vita di Fellini. Luca Bandirali, nell’analizzare la pellicola per un libro collettaneo del 2007, osserva come «la differenza profonda con il cinema coevo» stia «nella lucidità dell’assunto ideologico e nella chiarezza d’intenti» e come, di fatto, l’autore tenda alla denuncia rispetto alla vicenda raccontata laddove i suoi colleghi partecipano la crisi dei rispettivi personaggi. «Il mondo narrativo desantesiano – prosegue lo studioso – è diviso fin dalle origini in classi; gli umili e gli oppressi, in questo mondo, rappresentano la forza storica del cambiamento; la borghesia cittadina de La garçonnièrie rappresenta, al contrario, un gruppo sociale regressivo, malato, decadente». Nell’esplicitazione di questo conflitto si trova il reale scarto.
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2° Dong Film Fest: guida a un percorso tra i film

Dal 27 al 29 ottobre, presso il cinema Massimo, torna Dong Film Fest, dedicato al cinema cinese indipendente. Giunti al secondo anno di attività, eventi come questo spesso faticano a trovare un’identità, combattuti tra la cautela e l’ambizione. Scegliere di dedicarsi esclusivamente a produzioni del genere ha le sue peculiari difficoltà. E se non trovo bei film per il concorso? E se poi non vengono capiti? Se l’intenzione del festival non è chiara? Si sa, la paura è gemella del desiderio. Così come non è semplice trovare un percorso coerente e interessante basandosi su una avventurosa ricerca nei festival internazionali, da Rotterdam a Berlino. Chi non sa come funziona, può immaginarlo! Ma per l’edizione alle porte si è creduto di individuare almeno una linea comune nella scoperta della provincia da parte di una generazione di autori nati in città. In particolare, tre film in programma si soffermano sul controverso tema del ritorno alle campagne.

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