TFF35: L’attore, ovvero l’inadeguato

Il provino è un passaggio cruciale per l’attore. Non è solamente quel lasso di tempo in cui si schiarisce la voce, fa un lungo respiro, si prende qualche secondo per concentrarsi e comincia ad affondare nelle parole e nei gesti, dicendo con tutte le parti del corpo: «sono io quello che cercate!». Il provino inizia dal momento in cui l’attore si presenta a quello in cui si congeda. La selezione andrà bene se sei simpatico, servizievole, paziente, se hai i capelli di quel colore, se sorridi in quel modo, se hai quella attitudine, se sei uscito fresco fresco dalla fantasia del regista e del casting director. Ah, certo, dimenticavo: se sei bravo, che, logicamente, è la cosa fondamentale. O almeno dovrebbe. Continua a leggere “TFF35: L’attore, ovvero l’inadeguato”

Annunci

Manifesto e marionette

La scorsa settimana, sugli schermi delle sale cinematografiche torinesi, tredici Cate Blanchett hanno dato voce a Marx, Tzara, Breton, Marinetti, Fontana, Von Trier e ad altri artisti e pensatori del Novecento. Mi sto riferendo a Manifesto, il film evento scritto, diretto e prodotto nel 2015 da Julian Rosefeldt, acclamato regista e video artista tedesco. Continua a leggere “Manifesto e marionette”

Stalker e Tarkovskij secondo Dylan Dog

Uno dei passatempi più amati e divertenti per chi, come me, è per metà cinefilo e per metà nerd, è trovare riferimenti cinematografici dentro a qualsiasi cosa. Dentro ai cartelloni pubblicitari, alle righe di un romanzo, ai fotogrammi di un film, alle tavole disegnate di un fumetto. Continua a leggere “Stalker e Tarkovskij secondo Dylan Dog”

LOVERS32 – I dieci giorni che sconvolsero Sir Gay

¡Que viva México! è la creatura incompiuta di Sergej Ejzenštejn, il celeberrimo regista sovietico che ha vissuto in Messico un anno intero, di cui dieci giorni a Guanajuato, con, appunto, l’intenzione di imprimere su pellicola una rappresentazione episodica della cultura e della politica vigente in Messico dal periodo pre-colombiano a quello della rivoluzione messicana.

L’ambizioso progetto è stato abbandonato per volontà della produzione, ma, delle difficoltà che il padre de La corazzata Potëmkin ha dovuto affrontare per difendere il suo lavoro, a Peter Greenaway è importato relativamente poco. Quello di cui si è preoccupato in Eisenstein in Messico (Eisenstein in Guanajuato) è, principalmente, la sua presunta iniziazione al sesso e all’omosessualità. E lo stesso fa Mark Rappaport in Sergei/Sir Gay, presentato al 32° Lovers Film Festival come uno dei fiori all’occhiello della programmazione. Continua a leggere “LOVERS32 – I dieci giorni che sconvolsero Sir Gay”

La sindrome della poiana

È successo spesso che, soprattutto nei film risalenti all’epoca d’oro di Hollywood, ai personaggi omosessuali non fosse ammesso avere un lieto fine. Anche se fosse stato concesso loro di avere una relazione amorosa, chi, nella coppia, si fosse dimostrato più determinato ad ufficializzarla, “corrompendo” così la dignità dell’altro, sarebbe stato destinato a morire.

Il nome Sindrome della poiana deriva dalla scena madre de L’altra metà dell’amore (Lost and Delirious) di Léa Pool, in cui Pauline (Piper Perabo), delusa perché Victoria (Jessica Paré) ha rinunciato alla loro relazione per viverne una con un ragazzo con il solo scopo di sentirsi “normale”, fa per lanciarsi giù da un tetto. Sull’avambraccio è adagiata la sua poiana da compagnia (chi non desidera averne una come animale domestico?). Prima di buttarsi, Pauline dice addio al rapace e lo libera.

Il 31% dei personaggi gay o bisessuali nati dalle penne degli sceneggiatori delle serie televisive americane andate in onda dal 1976 al 2016 ha fatto una brutta fine. Tra queste, la morte di Lexa (una tosta Alycia Debnam-Carey nei panni della Comandante dei 12 Clan di The 100) è quella che ha fatto più scalpore. L’eroina è stata uccisa sul campo di battaglia da una pallottola vagante pochi minuti dopo aver consumato un rapporto omosessuale con Clarke (la protagonista della serie, interpretata da Eliza Taylor). L’uscita di scena, così pensata e così realizzata, ha assunto, per il fandom LGBTQ+, il carattere di una punizione divina ed ha scatenato non pochi malumori, tutti rovesciati sui canali social (l’hashtag #lexadeservedbetter è stato, su Twitter, un trend per mesi).

Continua a leggere “La sindrome della poiana”