I FILM DI XAVIER DOLAN

XAVIER DOLAN

di Giorgia Lodato

Xavier Dolan inizia la sua carriera nel cinema recitando prima in spot pubblicitari e cortometraggi, poi diventando il protagonista dei suoi stessi film. I primi lungometraggi del regista hanno un non so che di autobiografico e affrontano il delicato tema del rapporto tra madre e figlio, costante elemento dei suoi film.

Un altro tema di derivazione autobiografica è l’omosessualità: fin da J’ai tué ma mère Dolan interpreta un giovane ragazzo alle prese con la sua nuova sessualità e la difficoltà di farsi accettare dagli altri, in particolare dalla madre con la quale ha un rapporto molto burrascoso. Il tema viene ripreso anche nel suo secondo film  Les Amours imaginaires e sviscerato però in modo diverso : sessualità a confronto quella di un uomo e di una donna – amici – innamorati dello stesso ragazzo.

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“La Guerra dei Cafoni”, due chiacchiere con Daniele Di Gennaro

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di Matteo Merlano

Un film che parla molto di Storia e di ricordi d’infanzia. Il 1975 ha rappresentato molto per l’Italia: l’evasione di Curzio, gli Anni di Piombo, gli scioperi. Ambientare le storie di questi ragazzi in quell’anno è stato quasi necessario per la narrazione del film.”

Ha esordito così ai nostri taccuini il produttore Daniele di Gennaro che, insieme a Minimum Fax Media e ai registi Davide Barletti e Lorenzo Conte, ha portato lo schermo l’adattamento del romanzo di Carlo D’Amicis La Guerra dei Cafoni, che ci spedisce in un’assolata e torrida estate di metà Anni Settanta, in una Puglia che sembra tratta da uno strano e illuminatissimo Far West, in cui due gruppi di ragazzi mettono in scena quella che era la lotta di classe in un’Italia che si stava spaccando dopo gli anni del Boom. Continua a leggere ““La Guerra dei Cafoni”, due chiacchiere con Daniele Di Gennaro”

Ai confini tra jazz e cinema

Miles Davis

di Camilla Lasiu

Dal 2012 il 30 aprile è la giornata internazionale del jazz e, anche se con qualche giorno di ritardo, anche la settima arte ha da dire la sua al riguardo.

Dalle sue origini il jazz non è solo una forma musicale. Attraverso le sue note improvvisate e sprezzanti, riesce a creare un immaginario di ombre, passione, tenerezza, odio, criminalità, paura, ribellione, libertà e armonia.

Questo immaginario è stato catturato dal cinema e rielaborato, secondo il processo di creazione, in film. Negli anni ottanta inizia a diramarsi tra i vocaboli di cinema un nuovo termine, che indica una tendenza cinematografica specifica: il jazz-cinema.

La prima apparizione del jazz sul grande schermo risale al 1927, l’anno in cui venne prodotto The jazz singer (Il cantante di jazz) diretto da Alan Crosland. Purtroppo, in questo film di jazzistico c’è solo il titolo in quanto sono presenti solo canzoni e oltretutto è di matrice Broadwaiana. Continua a leggere “Ai confini tra jazz e cinema”

A new Italian Wave? Quando il Cinema italiano strizza l’occhio al lato spettacolare

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di Matteo Merlano

Di solito quando sentiamo parlare di cinematografia italiana pensiamo ai tempi d’oro del Neorealismo o della Dolce Vita felliniana con i suoi divi e i suoi ambienti da cartolina, al cinema di Genere anni Settanta/Ottanta che tanto successo ha riscosso soprattutto Oltreoceano, alle terrificanti commediacce e cinepanettoni che inondano periodicamente le nostre sale o ai drammi strappalacrime di famiglie distrutte o malati terminali.

Da qualche anno a questa parte questa visione un po’ stereotipata ma veritiera del cinema nostrano, è stata finalmente messa in discussione con una serie di titoli che hanno “messo in crisi” critica e pubblico e, sotto molti aspetti, spiazzato l’opinione che ci si è fatta del nostro modo di fare e fruire la Settima Arte.

Un processo che affonda le radici nei precedentemente citati anni Settanta e Ottanta nei quali, a nostro modo, si cercava di realizzare un cinema di genere e commerciale pensato quasi esclusivamente per il mercato anglosassone. Intramontabili le derive trash di titoli che pescavano a piene mani da successi americani e che ne avevano ambizione di sequel (con conseguenti processi e cause per plagio che puntualmente venivano perse dai nostri cineasti). Esempio lampante fu Alien 2 – sulla terra, diretto da Ciro Ippolito e che del film di Scott ne prendeva solo il titolo per strappare qualche biglietto in più in sala. Continua a leggere “A new Italian Wave? Quando il Cinema italiano strizza l’occhio al lato spettacolare”

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: NON C’È PACE TRA GLI ULIVI (1950)

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di Alessandro Amato

La terza opera del regista ciociaro lo riporta nel paese natale di Fondi per una storia di ingiustizia e violenza tra contadini. Un film che descrive con lucidità un mondo arcaico legato a passioni primordiali, dove l’odio, il possesso e l’oppressione sono ancora allo stato puro. Un dopoguerra distante dalla propaganda ottimistica del governo democristiano ma anche dalle teorie entusiastiche della sinistra marxista almeno fino a quando De Santis, comunista convinto, non lo riporta all’ordine della solidarietà di classe. Si comincia con poche ariose riprese della valle accompagnate dalla voce dello stesso regista, il quale dopo essersi presentato spiega il contesto e le ambizioni della pellicola. Una trovata che ben si sposa con quello che vedremo essere il tono, lo stile complessivo di Non c’è pace tra gli ulivi. Un film che i cinefili hanno imparato ad amare e che De Santis considerava il più riuscito dei suoi. Un film che per molti versi precorreva i tempi e che per altri raccoglieva un’eredità ideologica ben definita. È davvero un paradosso che quel discorso (secondo Gianni Rondolino) programmatico fosse formulato con uno sguardo moderno, dove con “moderno” intendiamo una prospettiva attenta all’attualità della riflessione sull’uomo, sul mondo e sul cinema stesso? Certamente siamo di fronte a un prodotto anomalo nel panorama del cinema italiano dell’epoca.

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Buon Compleanno Belmondo!

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di Camilla Lasiu

Jean-Paul Belmondo è un figlio d’arte: madre pittrice e padre scultore, appartenenti alla borghesia francese anni cinquanta. Belmondo si tiene ben lontano dagli studi liceali e si lascia trasportare dalla passione per la boxe, che gli lascerà il ricordo di un bel naso rotto. Non a caso, nel 1978, lo scrittore Miro Silvera lo definì “un dio greco che aveva preso troppi pugni”.

Dalla sua esperienza di boxeur impara che ciò che lo spinge a combattere ogni volta è il desiderio di apparire tra gli altri, non tanto la vittoria. Così, grazie alle conoscenze del padre Paul, viene inserito nei corsi del Conservatorio Nazionale d’Arte Drammatica di Parigi. Al secondo tentativo riesce a diplomarsi come attore e ha inizio il suo apprendistato in teatro, per il quale recita L’avaro di Molière e il Cyrano de Bergerac di Rostand. Continua a leggere “Buon Compleanno Belmondo!”