Mondi distopici e dove trovarli

In questo secondo appuntamento della rubrica Mondi distopici e dove trovarli si affronterà un tema principale e fondativo nella complessità delle visioni distopiche del mondo: il corpo.

Se nel primo appuntamento abbiamo affrontato il tema della riproduzione, forse è necessario fare un passo indietro e snocciolare le questioni che sono legate alla corporalità – o alle forme della corporalità –  che si potranno assumere in un ideale mondo futuro.

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La grande abbuffata delle Serie Tv

Negli ultimi anni siamo diventati tutti grandi amanti delle serie tv, c’è chi si è lasciato travolgere dal celebre omaggio anni Ottanta di Stranger Things (2016) e chi, invece, si è perso nella nebbiosa Europa del Nord con The Crown (2016) e Peaky Blinders  (2013). Trasportati dalla passione per la serialità, ecco a voi lettori una nuova rubrica per esplorare il nuovo mondo della serialità, senza dimenticare il suo rapporto con il cinema. Cercheremo di scoprire i legami tra pubblico e serie tv, recenti e non solo, cercando di addentrarci nel salone da festa apparecchiato dalle nuove piattaforme di distribuzione e dai critici cinematografici che hanno stabilito lo status cinematografico delle serie tv moderne.  Continua a leggere “La grande abbuffata delle Serie Tv”

“Parigi è sempre Parigi”(1951) di Luciano Emmer

12 mesi con 12 film di Luciano Emmer (Milano, 1918 – Roma, 2009)

Il secondo film di Luciano Emmer, Parigi è sempre Parigi (1951), segue il fallito progetto di una trasposizione del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi prodotto da Roberto Rossellini. Il giovane milanese viene richiamato da Sergio Amidei insieme a parte del cast di Domenica d’agosto (1950) tra cui Franco Interlenghi e Marcello Mastroianni. Si aggiungono Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Lucia Bosè, Paolo Panelli… L’aiuto regia è nuovamente affidata a Francesco Rosi. Tutti in Francia! Continua a leggere ““Parigi è sempre Parigi”(1951) di Luciano Emmer”

Mondi distopici e dove trovarli

Mondi distopici e dove trovarli è il nome della rubrica dedicata all’analisi dei mondi distopici che conosciamo attraverso le diverse rappresentazioni cinematografiche che sono state prodotte negli anni. L’analisi verrà svolta intorno a tematiche generali che ritornano nonostante la diversa regia, e che accomunano le diverse rappresentazioni utopiche di questi mondi. Alcuni dei temi più sviluppati, come la costruzione di rapporti interpersonali tra gli individui, il cambiamento del sistema politico e sociale, lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’architettura avanguardista, verranno analizzati nei suoi aspetti più profondi, partendo dalla particolare visione distopica del regista.

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“Domenica d’agosto”(1950) di Luciano Emmer

12 mesi con 12 film di Luciano Emmer (Milano, 1918 – Roma, 2009)

In un numero della rivista Cinema del 1949 si parla di Luciano Emmer ma lo si fa per la prima volta in termini diversi. Se fino a quel momento era stato l’autore di corti e documentari d’arte con Enrico Gras, ora il trentenne milanese viene guardato sotto una luce del tutto nuova. Sì perché Domenica d’agosto, la pellicola con cui sta per esordire nel cinema di finzione, non avrà alcun divo, e questo fa notizia. Si afferma infatti che per un giovane alle prime esperienze torna utile affidarsi ai volti che il pubblico ama ritrovare sullo schermo. Ne gioisce la pubblicità del film e spesso anche la sua stessa realizzazione. Emmer ha preferito partire dall’idea di un reportage sulle spiagge di Ostia per poi ampliare il progetto con la complicità di Sergio Amidei, già sceneggiatore di grandi capolavori del dopoguerra come Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini e Sciuscià (1946) di Vittorio De Sica. Continua a leggere ““Domenica d’agosto”(1950) di Luciano Emmer”

L’Arabia Saudita (ri)scopre il cinema?

Haifaa Al-Mansour, Mahmoud Sabbagh, Hisham Fageeh. Ma anche Wadjda e Barakah: sono ancora pochi i nomi (di persone reali o di personaggi inventati) a cui pensare quando (raramente) ci si confronta con il cinema in Arabia Saudita. Ma presto, forse, le cose potrebbero cambiare.

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Viaggio nel cinema di Almodóvar: La pelle che abito

Nella splendida magione di El Cigarral, Toledo, il famoso chirurgo plastico Robert Ledgard (l’attor-prodigo Antonio Banderas), coltiva il desiderio malato di riportare in vita la moglie Gal (nome che è curiosamente il diminutivo di Galatea, la statua di avorio di cui Pigmalione si innamora nel mito di Ovidio), morta suicida dopo esser rimasta sfigurata a causa di un incendio. Come in una tragedia di Eschilo, la maledizione si tramanda di madre in figlia, e infatti Norma (una giovanissima Blanca Suárez) si suicida a sua volta dopo aver subito un tentativo di stupro, lasciando il padre solo in compagnia di una domestica che scopriremo poi essere sua madre (la habitué Marisa Paredes) e di un’infinità di bisturi, provette e microscopi che il regista non manca di mostrare con una lunga serie di carrellate all’inizio del film.

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