“Un apprezzato professionista di sicuro avvenire”(1972) di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “UN APPREZZATO PROFESSIONISTA DI SICURO AVVENIRE” (1972)

L’ultimo film di Giuseppe De Santis, Un apprezzato professionista di sicuro avvenire, è già tutto nel programmatico titolo: un thriller giudiziario, una commedia di costume, un’opera necessariamente sopra le righe. Sì perché il regista la realizza dopo otto anni di forzata inattività, ideandola e producendola con la preziosa collaborazione dello sceneggiatore Giorgio Salvioni, gettandovi dentro se stesso. In questa storia di un arrivista con un delitto sulla coscienza si sente infatti la voglia di fare film ripartendo dal basso, dallo sguardo sul mondo e al tempo stesso dallo sguardo sul cinema quando, secondo il dizionario Mereghetti, «cerca di adeguarsi ai mutati gusti del pubblico». Il volto di Lino Capolicchio lanciato da Il giardino dei Finzi-Contini (1970) di De Sica, il corpo di Femi Benussi, la sicurezza di interpreti come Andrea Checchi e Riccardo Cucciolla e l’intuito per le derive grottesche della narrazione contemporanea fanno buon gioco al colpo di coda del Nostro.

Continua a leggere ““Un apprezzato professionista di sicuro avvenire”(1972) di Giuseppe De Santis”

Annunci

Il cinema di Luciano De Crescenzo

L’uscita in dvd del documentario Così parlò Bellavista (2017) è l’ottimo pretesto per rivisitare la breve ma significativa carriera cinematografica dello scrittore-regista-sceneggiatore-attore napoletano Luciano De Crescenzo.

Nascosta dal suo successo letterario (25 titoli, 18 milioni di copie vendute nel mondo in 25 paesi) e dalle sue frequentazioni televisive, la vita cinematografica di Luciano De Crescenzo conta quattro film da regista, altri due (oltre ai suoi) da sceneggiatore e una decina di apparizioni totali davanti alla macchina da presa.

Continua a leggere “Il cinema di Luciano De Crescenzo”

The Family Man: concediamoci un po’ di dolcezza a Natale

s

Il 22 dicembre 2000 usciva negli Stati Uniti The Family Man, titolo che detto così non richiama nulla alla memoria. Per intenderci, stiamo parlando di quel film di Natale con Nicolas Cage che vagamente somiglia a La vita è meravigliosa di Frank Capra. Ancora nulla? Non preoccuparti, è assolutamente normale. Non si tratta di uno strano film di nicchia coreano, il vero problema di questo film è che è assolutamente buonista e anonimo. Insomma il tipico film di Natale che si guarda dopo 5 ore di pranzo. Tuttavia si merita tutta la nostra attenzione perché ha avuto l’ardire di uscire nelle sale cinematografiche nel periodo natalizio, quando, ammettiamolo, la gente preferisce le commedie sessiste che si fingono apolitiche.

Continua a leggere “The Family Man: concediamoci un po’ di dolcezza a Natale”

TFF35: L’attore, ovvero l’inadeguato

Il provino è un passaggio cruciale per l’attore. Non è solamente quel lasso di tempo in cui si schiarisce la voce, fa un lungo respiro, si prende qualche secondo per concentrarsi e comincia ad affondare nelle parole e nei gesti, dicendo con tutte le parti del corpo: «sono io quello che cercate!». Il provino inizia dal momento in cui l’attore si presenta a quello in cui si congeda. La selezione andrà bene se sei simpatico, servizievole, paziente, se hai i capelli di quel colore, se sorridi in quel modo, se hai quella attitudine, se sei uscito fresco fresco dalla fantasia del regista e del casting director. Ah, certo, dimenticavo: se sei bravo, che, logicamente, è la cosa fondamentale. O almeno dovrebbe. Continua a leggere “TFF35: L’attore, ovvero l’inadeguato”

Viaggio nel cinema di Almodóvar: Gli amanti passeggeri

Un aereo della compagnia Península, diretto a Città del Messico, ha un guasto ad un carrello. Non trovando nessuna pista libera su cui atterrare, gira a vuoto su Toledo. Per non creare il panico a bordo, i passeggeri della classe economy sono stati tutti sedati. Quelli della business, al corrente del problema, si danno ai bagordi insieme al personale di bordo. Tre bizzarri hostess di azzurro vestiti – i tipici “maricones” almodovariani –distribuiscono mescalina (“Non è piu in commercio dall’ ’86, ma ora hanno ricominciato a produrla”), tracannano tequila e preparano Agua de Valencia, un mitico cocktail a base di champagne, succo d’arancia, vodka e gin. Poi scatta il momento muscal, e Joserra (Javier Cámara), Ulloa (Raúl Arévalo) e Fajardo (Carlos Areces) si lanciano in un playback di I’m so excited delle Pointer Sisters, del 1982.

Continua a leggere “Viaggio nel cinema di Almodóvar: Gli amanti passeggeri”

“Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “ITALIANI BRAVA GENTE” (1964)

Con il decimo film, Italiani brava gente (1964), Giuseppe De Santis ritrova l’epica degli esordi, seppure questa volta con una struttura che egli stesso ha definito “a imbuto”: invece che partire dall’individuo per aprirsi al collettivo, il film prende piede dalla massa dei soldati italiani sul fronte orientale per chiudersi con un singolo uomo in lotta per la sopravvivenza. Un’opera evidentemente anti-militarista e anti-spettacolare, costruita alternando battaglie e riflessioni sulla loro assurdità. Un film contro tutte le guerre, che dovette fare i conti con la ricezione di più schieramenti: da una parte la denuncia per oltraggio all’esercito italiano, consumatasi in tribunale con un nulla di fatto, e dall’altra la diffidenza del governo sovietico nei confronti di alcune ricostruzioni. Nel primo caso, il progetto fu accusato di mettere in cattiva luce i soldati italiani. Nel secondo, i russi si rifiutarono di accettare l’onore delle armi ai caduti, che invece De Santis avrebbe voluto mostrare come pratica comune. A ogni modo, il regista ha in seguito ricordato gli otto mesi di riprese, resi possibili solamente dalle politiche del disgelo, come un’esperienza straordinaria. Continua a leggere ““Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis”

TFF35: Dickens e l’invenzione del Natale

Chi non conosce Ebenezer Scrooge? Quel simpatico vecchino che minaccia i suoi dipendenti e rifiuta la carità agli indigenti di Londra durante le feste. Quello che ritroverà l’amore per l’umanità in seguito alla visita di quattro spiriti: l’ex socio Marley e i “Natali” passato, presente e futuro. Proprio lui. La reincarnazione della povertà di spirito secondo Charles Dickens nel suo Canto di Natale del 1843. Un’opera immediata, lineare, senz’altro moralistica. E subito popolare, in grado di attraversare indenne i decenni successivi prima sulla scena, poi in radio e al cinematografo. E infine, naturalmente, in televisione. Le versioni della storia, come le rivisitazioni, non si contano. Ma come è nato il progetto del romanzo? Ce lo racconterà The Man Who Invented Christmas (2017) del britannico Bharat Nalluri, proiettato nella sezione Festa Mobile del 35° Torino Film Festival. Continua a leggere “TFF35: Dickens e l’invenzione del Natale”