Viaggio nel cinema di Almodóvar: La pelle che abito

Nella splendida magione di El Cigarral, Toledo, il famoso chirurgo plastico Robert Ledgard (l’attor-prodigo Antonio Banderas), coltiva il desiderio malato di riportare in vita la moglie Gal (nome che è curiosamente il diminutivo di Galatea, la statua di avorio di cui Pigmalione si innamora nel mito di Ovidio), morta suicida dopo esser rimasta sfigurata a causa di un incendio. Come in una tragedia di Eschilo, la maledizione si tramanda di madre in figlia, e infatti Norma (una giovanissima Blanca Suárez) si suicida a sua volta dopo aver subito un tentativo di stupro, lasciando il padre solo in compagnia di una domestica che scopriremo poi essere sua madre (la habitué Marisa Paredes) e di un’infinità di bisturi, provette e microscopi che il regista non manca di mostrare con una lunga serie di carrellate all’inizio del film.

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TFF35: Siamo solo chiacchiere e distintivo. Brian De Palma in pillole

Tanto, tantissimo si è scritto su Brian De Palma nel corso degli anni. Dai suoi esordi negli anni Sessanta fino ad oggi, il cineasta del New Jersey ha sfornato veri e propri cult della Settima Arte. Ma non siamo qui per fare l’ennesima disamina su uno dei registi più celebrati al mondo ma per fare un veloce giro tra alcune sue opere che hanno segnato generazioni di spettatori.

Diciamo che non è facile quagliare una serie di titoli senza correre il rischio di scontentare i più ma noi proveremo in questa “Missione Impossibile”. Accendiamo la miccia. Continua a leggere “TFF35: Siamo solo chiacchiere e distintivo. Brian De Palma in pillole”

Vincent Cassel compie 51 anni

Vincent Cassel, classe 1966, è uno di quegli attori di cui si può dimenticare il nome ma, di certo, non il viso. Un’icona del cinema francese, un sex symbol, l’ex marito di Monica Bellucci: difficile decidere grazie a cosa sia diventato famoso. Poco importa, perché lui è diventato quello che Hugh Grant è per l’Inghilterra: un’icona di “francesità” nel cinema internazionale e, aggiungerei, nell’immaginario collettivo.

Ovvio ci sono molti attori francesi d’indubbia bravura, pluripremiati, ma la cosa più interessante da sottolineare è che Vincent Cassel è il più famoso, nonostante non sia il più bravo e abbia all’attivo solo due premi: un César alla migliore interpretazione per Nemico Pubblico N. 1 – L’istinto di morte (Mesrine: L’instinct de mort2009) [vedi video] e un Canadian Screen Award per la migliore interpretazione da non protagonista per È solo la fine del mondo (Juste la fin du monde2017).

Non si tratta di un elogio della mediocrità: il pubblico ama Vincent Cassel e, al cinema, il pubblico è l’unico sovrano. Non guarda i tecnicismi, i premi vinti o le collaborazioni impegnate, è spinto da quello che ogni critico faceva all’inizio della sua carriera da cinefilo: segue le proprie sensazioni. E Vincent Cassel ha quel je ne sais quoi che piace. Tanti auguri Vincy!

Scena tratta da Nemico Pubblico N. 1 – L’istinto di morte

 

“Well, I’m sexy”: i 33 anni di Scarlett Johansson

Il 22 novembre del 1984 nasce una delle stelle più luminose dell’attuale firmamento Hollywoodiano: Scarlett Johansson. Attrice più pagata del 2016 e più volte nominata donna più sexy del mondo, doppiatrice, cantante, volto ammiccante di centinaia di copertine. Diretta, tra gli altri, da registi del calibro di Joel ed Ethan Cohen, Sofia Coppola, Woody Allen, Brian De Palma, Christopher Nolan, Luc Besson. Continua a leggere ““Well, I’m sexy”: i 33 anni di Scarlett Johansson”

“La garçonnière” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA GARÇONNIERE” (1960)

Il nono film di Giuseppe De Santis esce in una stagione, il 1960, che vede spopolare la trinità del nostro cinema post-neorealista: Rocco e i suoi fratelli di Visconti, L’avventura di Antonioni e La dolce vita di Fellini. Luca Bandirali, nell’analizzare la pellicola per un libro collettaneo del 2007, osserva come «la differenza profonda con il cinema coevo» stia «nella lucidità dell’assunto ideologico e nella chiarezza d’intenti» e come, di fatto, l’autore tenda alla denuncia rispetto alla vicenda raccontata laddove i suoi colleghi partecipano la crisi dei rispettivi personaggi. «Il mondo narrativo desantesiano – prosegue lo studioso – è diviso fin dalle origini in classi; gli umili e gli oppressi, in questo mondo, rappresentano la forza storica del cambiamento; la borghesia cittadina de La garçonnièrie rappresenta, al contrario, un gruppo sociale regressivo, malato, decadente». Nell’esplicitazione di questo conflitto si trova il reale scarto.
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Viaggio nel Cinema di Almodóvar: Julieta

Un drappo di seta rossa che si alza e si abbassa a intervalli regolari, vibra, respira. È il rosso dell’abito della protagonista, ma anche della passione bruciante, del sangue, della colpa, del sipario a teatro, della tragedia greca che ispira da sempre il regista, Pedro Almodóvar, e che la protagonista tanto ama. Un nome, Julieta, e un primo piano ravvicinato (soluzione stilistica particolarmente amata dal regista) che lo associa immediatamente ad un volto.  Una statuetta di terracotta che raffigura un uomo seduto, senza braccia, il volto scomposto come in un’opera di Picasso. E poi lettere, articoli di giornale, libri, poster alle pareti, un mucchio di carta stampata che soffoca la vita di Julieta (Emma Suárez), una donna sulla cinquantina pronta a lasciarsi alle spalle la sua vita a Madrid per raggiungere il Portogallo insieme al compagno Lorenzo (Darío Grandinetti). C’è un breve dialogo tra i due, poi si stringono. Lui: “Grazie per non lasciarmi a invecchiare solo”, e lei: “Sei tu che non lasci sola me”.

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Darren Aronofsky – Un viaggio nell’inquietudine

Sorprende come nell’ultimo film di Darren AronofskyMother! – manchino le tecniche da lui tanto amate come lo split screen o le carrellate di immagini dal taglio breve, inserite qua e là nella narrazione. Il regista usa queste tecniche figlie del cinema (post)moderno con un’indole del tutto nuova: infatti, se un regista come Michel Gondry in film quali Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004), L’arte del sogno (2006) o ancora Mood IndigoLa schiuma dei sogni (2013) usa lo split screen e altre relazioni visuali innovative per creare uno stretto legame confidenziale con lo spettatore e un’immersione in una realtà onirica e irreale fatta di sogni e desideri – il regista statunitense, invece, le usa per creare un climax ascendente nel percorso della visione. Continua a leggere “Darren Aronofsky – Un viaggio nell’inquietudine”