S’Onda Noa

La Sardegna: isola famosa tra le mete turistiche e amata sin dagli inizi dalla settima arte, nel 1916 Febo Mari girò il suo lavoro Cenere proprio su questa isola. La web serie Quella sporca sacca nera, prodotta qualche anno fa da Mauro Aragoni, racconta l’isola del West italiano molto amato dai registi nostrani e dal pubblico Americano. Ma la Sardegna cinematografica è molto di più che polvere e pistoleri, e gli ultimi anni ne sono testimonianza. La storia, la cultura e le tradizioni hanno rianimato il cinema sardo, che se visto sotto un ottica alla “Nouvelle Vague” potremmo anche definire come un nuovo spirito cinematografico: S’onda noa (La nuova onda).

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Film sotto l’ombrellone. La bella stagione al Cinema

Il sole, il caldo, le assolate spiagge o la città torrida. Anche l’Estate è stagione ricca di avventure cinematografiche, dove ogni genere trova il suo spazio e ogni emozione spicca il volo.

Pensiamo alla bella stagione e subito ci vengono in mente acque cristalline e cocktail ghiacciati, magari torniamo con la memoria agli anni liceali, nei quali all’ultima campanella dell’ultimo giorno, esplodevamo di gioia per i tre mesi di (compiti a parte) sollazzo che ci attendevano. La Settima Arte ha usato questa sorta di emozione comune in decine e decine di pellicole, mettendo al centro le follie estive di adolescenti o giovani adulti alle prese con avventure amorose o qualche guaio da cui cavarsi.

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Ai confini tra jazz e cinema

Miles Davis

di Camilla Lasiu

Dal 2012 il 30 aprile è la giornata internazionale del jazz e, anche se con qualche giorno di ritardo, anche la settima arte ha da dire la sua al riguardo.

Dalle sue origini il jazz non è solo una forma musicale. Attraverso le sue note improvvisate e sprezzanti, riesce a creare un immaginario di ombre, passione, tenerezza, odio, criminalità, paura, ribellione, libertà e armonia.

Questo immaginario è stato catturato dal cinema e rielaborato, secondo il processo di creazione, in film. Negli anni ottanta inizia a diramarsi tra i vocaboli di cinema un nuovo termine, che indica una tendenza cinematografica specifica: il jazz-cinema.

La prima apparizione del jazz sul grande schermo risale al 1927, l’anno in cui venne prodotto The jazz singer (Il cantante di jazz) diretto da Alan Crosland. Purtroppo, in questo film di jazzistico c’è solo il titolo in quanto sono presenti solo canzoni e oltretutto è di matrice Broadwaiana. Continua a leggere “Ai confini tra jazz e cinema”

A new Italian Wave? Quando il Cinema italiano strizza l’occhio al lato spettacolare

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di Matteo Merlano

Di solito quando sentiamo parlare di cinematografia italiana pensiamo ai tempi d’oro del Neorealismo o della Dolce Vita felliniana con i suoi divi e i suoi ambienti da cartolina, al cinema di Genere anni Settanta/Ottanta che tanto successo ha riscosso soprattutto Oltreoceano, alle terrificanti commediacce e cinepanettoni che inondano periodicamente le nostre sale o ai drammi strappalacrime di famiglie distrutte o malati terminali.

Da qualche anno a questa parte questa visione un po’ stereotipata ma veritiera del cinema nostrano, è stata finalmente messa in discussione con una serie di titoli che hanno “messo in crisi” critica e pubblico e, sotto molti aspetti, spiazzato l’opinione che ci si è fatta del nostro modo di fare e fruire la Settima Arte.

Un processo che affonda le radici nei precedentemente citati anni Settanta e Ottanta nei quali, a nostro modo, si cercava di realizzare un cinema di genere e commerciale pensato quasi esclusivamente per il mercato anglosassone. Intramontabili le derive trash di titoli che pescavano a piene mani da successi americani e che ne avevano ambizione di sequel (con conseguenti processi e cause per plagio che puntualmente venivano perse dai nostri cineasti). Esempio lampante fu Alien 2 – sulla terra, diretto da Ciro Ippolito e che del film di Scott ne prendeva solo il titolo per strappare qualche biglietto in più in sala. Continua a leggere “A new Italian Wave? Quando il Cinema italiano strizza l’occhio al lato spettacolare”

Verso Sottodiciotto – Once upon a Time in Childhood

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di Matteo Merlano

La bella stagione è giunta ormai e, in questo mite inizio aprile, arriva a Torino il Sottodiciotto Film Festival & Campus con il suo carico di film, incontri e avventure. Badate non si usa il termine “avventure” a caso, perché un festival di Cinema per ragazzi porta con sé una buona dose di sano, misterioso, incontrollabile, sognante spirito avventuroso.

Non possiamo non rimembrare i pomeriggi estivi di quando eravamo bambini, in cui si scorrazzava in giro in sella ad una bicicletta con i nostri amici e, in fondo, ci sentivamo un po’ come i Goonies. Magari speravamo di trovare davvero una mappa nella soffitta di un nostro amico per vivere un’avventura che mai avremmo dimenticato, a caccia di Willy l’Orbo e del suo tesoro. Continua a leggere “Verso Sottodiciotto – Once upon a Time in Childhood”

Il teatro sta al cinema come il cinema sta al teatro

Sing

di Camilla Lasiu

La crescita esponenziale della produzione di lungometraggi animati deve molto al cinema in generale. Negli anni, in particolar modo dagli anni ’80 e quindi da Don Bluth, il cinema d’animazione ha inserito nel proprio vocabolario filmico le inquadrature, gli stili di ripresa, il montaggio animato come montaggio ritmato di sequenze intrinsecamente filmiche, l’abbandono dei fondali dipinti ha permesso di rendere più reale un’ambientazione completamente fantastica (nell’accezione in cui la tipologia stessa del cinema d’animazione trasforma la realtà attraverso i disegni e/o le grafiche digitali).

Nel film Sing, prodotto dalla Illumination Enterteiment, si trova un grande omaggio al teatro, in un periodo in cui il teatro ha cambiato diverse forme e aspetti di creazione, ma si trova anche un forte omaggio al cinema muto e al nuovo cinema.

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IL NUBILOSO TRITTICO DEL POTERE: COME SOKUROV RAPPRESENTEREBBE DONALD TRUMP O KIM JONG-UN

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di Alessandro Arpa

Il mondo ci mette continuamente alla prova. Perché il mondo ha una sua intelligenza, lontana dalle logiche umane e per questo invisibile ed inafferrabile. Incorruttibile, la mente che muove il mondo concede solo una tragica possibilità all’uomo sordo: dichiararle guerra. Ed ecco comparire l’Ignoranza, sovrana dei mali terreni, imperatrice del barbaro costume umano. La si vede tronfia sedere su un trono tempestato di ingiustizie e insudiciato da macchie, i nei della Storia. Divertita mina la serenità del mondo con i suoi fidi compagni di avventura, strani esserini carismatici che riducono in cenere le morali universali, le stesse che ci rendono uguali nella diversità. Ridotti alle ossa, conosceremo la fratellanza in prossimità della morte, nella sua condivisione, vittime di un ingorgo la cui unica via di uscita pare essere la fine.

Il lavoro condotto da Sokurov nella trilogia sul potere, composta dai lungometraggi Moloch, Taurus, The Sun (rispettivamente del 1999, 2001, 2005), è un atto di denuncia verso quei dittatori che hanno regalato pagine angoscianti e tristi alla storia mondiale e milioni di salme su cui posare la nostra memoria o piantare le nostre lacrime. Che possano mai, nel futuro, crescere rigogliosi e verdeggianti alberi, forti e saggi -non come noi- e sbocciare fiori dai colori vividi che rimandino a quella bellezza sconosciuta che è tipica dei regni costruiti sulla giustizia e sulla pace. Continua a leggere “IL NUBILOSO TRITTICO DEL POTERE: COME SOKUROV RAPPRESENTEREBBE DONALD TRUMP O KIM JONG-UN”