TFF35: L’attore, ovvero l’inadeguato

Il provino è un passaggio cruciale per l’attore. Non è solamente quel lasso di tempo in cui si schiarisce la voce, fa un lungo respiro, si prende qualche secondo per concentrarsi e comincia ad affondare nelle parole e nei gesti, dicendo con tutte le parti del corpo: «sono io quello che cercate!». Il provino inizia dal momento in cui l’attore si presenta a quello in cui si congeda. La selezione andrà bene se sei simpatico, servizievole, paziente, se hai i capelli di quel colore, se sorridi in quel modo, se hai quella attitudine, se sei uscito fresco fresco dalla fantasia del regista e del casting director. Ah, certo, dimenticavo: se sei bravo, che, logicamente, è la cosa fondamentale. O almeno dovrebbe. Continua a leggere “TFF35: L’attore, ovvero l’inadeguato”

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Viaggio nel cinema di Almodóvar: Gli amanti passeggeri

Un aereo della compagnia Península, diretto a Città del Messico, ha un guasto ad un carrello. Non trovando nessuna pista libera su cui atterrare, gira a vuoto su Toledo. Per non creare il panico a bordo, i passeggeri della classe economy sono stati tutti sedati. Quelli della business, al corrente del problema, si danno ai bagordi insieme al personale di bordo. Tre bizzarri hostess di azzurro vestiti – i tipici “maricones” almodovariani –distribuiscono mescalina (“Non è piu in commercio dall’ ’86, ma ora hanno ricominciato a produrla”), tracannano tequila e preparano Agua de Valencia, un mitico cocktail a base di champagne, succo d’arancia, vodka e gin. Poi scatta il momento muscal, e Joserra (Javier Cámara), Ulloa (Raúl Arévalo) e Fajardo (Carlos Areces) si lanciano in un playback di I’m so excited delle Pointer Sisters, del 1982.

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“Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “ITALIANI BRAVA GENTE” (1964)

Con il decimo film, Italiani brava gente (1964), Giuseppe De Santis ritrova l’epica degli esordi, seppure questa volta con una struttura che egli stesso ha definito “a imbuto”: invece che partire dall’individuo per aprirsi al collettivo, il film prende piede dalla massa dei soldati italiani sul fronte orientale per chiudersi con un singolo uomo in lotta per la sopravvivenza. Un’opera evidentemente anti-militarista e anti-spettacolare, costruita alternando battaglie e riflessioni sulla loro assurdità. Un film contro tutte le guerre, che dovette fare i conti con la ricezione di più schieramenti: da una parte la denuncia per oltraggio all’esercito italiano, consumatasi in tribunale con un nulla di fatto, e dall’altra la diffidenza del governo sovietico nei confronti di alcune ricostruzioni. Nel primo caso, il progetto fu accusato di mettere in cattiva luce i soldati italiani. Nel secondo, i russi si rifiutarono di accettare l’onore delle armi ai caduti, che invece De Santis avrebbe voluto mostrare come pratica comune. A ogni modo, il regista ha in seguito ricordato gli otto mesi di riprese, resi possibili solamente dalle politiche del disgelo, come un’esperienza straordinaria. Continua a leggere ““Italiani brava gente”(1964) di Giuseppe De Santis”

TFF35: Siamo solo chiacchiere e distintivo. Brian De Palma in pillole

Tanto, tantissimo si è scritto su Brian De Palma nel corso degli anni. Dai suoi esordi negli anni Sessanta fino ad oggi, il cineasta del New Jersey ha sfornato veri e propri cult della Settima Arte. Ma non siamo qui per fare l’ennesima disamina su uno dei registi più celebrati al mondo ma per fare un veloce giro tra alcune sue opere che hanno segnato generazioni di spettatori.

Diciamo che non è facile quagliare una serie di titoli senza correre il rischio di scontentare i più ma noi proveremo in questa “Missione Impossibile”. Accendiamo la miccia. Continua a leggere “TFF35: Siamo solo chiacchiere e distintivo. Brian De Palma in pillole”

“La garçonnière” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA GARÇONNIERE” (1960)

Il nono film di Giuseppe De Santis esce in una stagione, il 1960, che vede spopolare la trinità del nostro cinema post-neorealista: Rocco e i suoi fratelli di Visconti, L’avventura di Antonioni e La dolce vita di Fellini. Luca Bandirali, nell’analizzare la pellicola per un libro collettaneo del 2007, osserva come «la differenza profonda con il cinema coevo» stia «nella lucidità dell’assunto ideologico e nella chiarezza d’intenti» e come, di fatto, l’autore tenda alla denuncia rispetto alla vicenda raccontata laddove i suoi colleghi partecipano la crisi dei rispettivi personaggi. «Il mondo narrativo desantesiano – prosegue lo studioso – è diviso fin dalle origini in classi; gli umili e gli oppressi, in questo mondo, rappresentano la forza storica del cambiamento; la borghesia cittadina de La garçonnièrie rappresenta, al contrario, un gruppo sociale regressivo, malato, decadente». Nell’esplicitazione di questo conflitto si trova il reale scarto.
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“La strada lunga un anno” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “LA STRADA LUNGA UN ANNO” (1958)

Non stupisce che La strada lunga un anno, l’ottavo film di Giuseppe De Santis venga considerato il suo capolavoro. A tutti gli effetti si tratta di un compendio del suo cinema, meglio, un perfezionamento di stile e poetica. Da una parte la storia “sovietica” di un paesino isolato dal mondo cui soltanto un’azione collettiva può ridare vita. Dall’altra immagini e musica di respiro hollywoodiano. Nel mezzo l’overacting brechtiano degli attori come già in Non c’è pace tra gli ulivi ma calibrato con maggiore consapevolezza. Insieme western, melodramma e racconto civile. Un’opera che De Santis inseguiva da quattro anni e che è stata possibile solamente grazie a finanziamenti jugoslavi. Girato in Istria ma ambientato in quella campagna che il regista non ha mai smesso di raccontare. Del film con Raf Vallone si è già detto e ancora si dirà, però non va dimenticato quel Giorni d’amore che sembra invece scomparso dai libri di storia e nemmeno Uomini e lupi seppure localizzato in Abruzzo.

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“Uomini e lupi” di Giuseppe De Santis

11 MESI PER 11 FILM DI GIUSEPPE DE SANTIS: “UOMINI E LUPI” (1957)

Il settimo film del regista ciociaro Giuseppe De Santis è considerato un’opera minore per diversi motivi, molti dei quali discutibilissimi. In primo luogo, lo si accusa di anacronismo: una storia contemporanea perché ambientata durante la grande nevicata dell’inverno del ’56, ma inattuale perché dedicata alla gente di montagna che del boom economico non aveva alcun sentore. Una comunità chiusa, nascosta sulle pendici delle vette abruzzesi e indaffarata nella lotta contro la natura ostile, dai terremoti alle belve. Ma è evidente come, se quella realtà esisteva in quel luogo e in quel tempo, il fatto che De Santis e i suoi collaboratori abbiano deciso di parlarne sia prima di tutto un atto politico. E non è nemmeno un caso se tra gli sceneggiatori si trovino Elio Petri e Ugo Pirro, futuri autori della nostra migliore denuncia sociale. Qui li affiancano, oltre il regista, Tonino Guerra, Cesare Zavattini, Tullio Pinelli, Ivo Perilli e Gianni Puccini, nutrita schiera di intellettuali non privi di sensibilità e mestiere.

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